Loading...

L’eredità del Brigadiere Carmine Tripodi

L’omelia di Mons. Francesco Oliva per il 41º anniversario dell’assassinio del Brigadiere - San Luca, 6 febbraio 2026

Data di pubblicazione 06/02/2026


Oggi attorno all’altare del Signore facciamo memoria del Brigadiere dei Carabinieri Carmine Tripodi, nel 41 anniversario del suo assassinio. Carmine Tripodi è un testimone di coraggio, legalità e fedeltà allo Stato: è stato ucciso perché serviva lo Stato, stava dalla parte della legge e della giustizia, della sicurezza del territorio: difendeva i più deboli (penso al suo impegno contro i sequestri di persona).
La sua memoria non può e non deve venire meno. Carmine è riferimento importante per tutta la comunità e per l’Arma dei Carabinieri, che oggi gli presta gli onori dovuti ad un martire.
Ricordare oggi non significa riaprire ferite per alimentare rancori. Al contrario, la memoria, quando è illuminata dal Vangelo, diventa un atto di verità e di responsabilità.
In un tempo in cui la rassegnazione rischia di prendere il sopravvento, la testimonianza di chi ha servito la comunità fino in fondo ci richiama al valore delle istituzioni, al rispetto delle regole, alla necessità di una convivenza fondata sulla giustizia e sulla fiducia reciproca. Nessuna comunità può costruire il futuro senza legalità, senza senso civico, senza uomini e donne disposti a servire e a fare il proprio dovere sino in fondo.
A San Luca, terra segnata da sofferenze e contraddizioni, questa memoria non può essere rituale. Deve diventare impegno. Come Chiesa affermiamo che non c’è Vangelo senza legalità, non c’è fede autentica senza rifiuto di ogni forma di violenza, non c’è futuro senza verità, che l’illegalità non è cultura, che la dignità delle persone viene prima di ogni potere umano.
Con questa celebrazione affidiamo Carmine alla misericordia di Dio, portando all’altare il dolore, anche dei suoi famigliari. Preghiamo per i familiari, per l’Arma dei Carabinieri, per tutti coloro che ogni giorno operano per la sicurezza e la pace, spesso nel silenzio e nel rischio.
Come pastore, sento il dovere di dire che questa terra ha futuro se non si rassegna, se mette da parte la via dell’illegalità, se ciascuno si assume la propria responsabilità: le famiglie, la scuola, le istituzioni, la comunità cristiana.
Il vangelo che abbiamo ascoltato fa memoria del sacrificio di Giovanni Battista, anch’egli vittima innocente della violenza e dell’arroganza del re Erode Antipa. Il Battista denunciava il male ovunque fosse, da chiunque provenisse, non aveva paura dei potenti. Il suo monito "Non ti è lecito tenerla con te" è una coraggiosa denuncia contro l'unione illegittima del re con Erodiade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni Battista si oppone allo stile di vita immorale del re che teneva con sé la moglie di suo fratello. Giovanni non lo fa in nome di un’etica astratta, non rischia la vita per niente: se reagisce con forza di fronte al comportamento ingiusto di chi pur sovrano doveva ugualmente osservare la legge lo fa perché crede nel valore della fedeltà dell’amore. Afferma la verità di fronte alla dissolutezza ed alla corruzione, il valore della legge di fronte al potere di chi si riteneva al di sopra di essa.
Non ti è lecito”! La forza di questa frase, in un contesto sociale di dissolutezza, confusione e dispersione di valori, dava fastidio. Immaginiamo questa espressione di richiamo anche sulle labbra del brigadiere Carmine. L’avrà certamente pronunciata nel richiamare chi commetteva reati e contravveniva alla legge. Dà fastidio osservare la legge, richiamare ad essa, operare per la giustizia, vivere nell’onestà, denunciare l’illegalità e la corruzione.
Il martirio di san Giovanni Battista ricorda anche a noi, cristiani di questo tempo, che non si può scendere a compromessi con l’amore di Cristo, con l’adesione alla sua Parola, alla Verità. Non si può essere cristiani vivendo nel compromesso.
Quanti martiri ancora sono uccisi a causa della verità! Penso al vescovo Romero che accusò il dittatoriale regime Salvadoregno e fu ucciso sull'altare mischiando il suo sangue all'offerta che stava innalzando al Signore. Penso a don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia nella sua Palermo per avere osato strappare i bambini dalla logica malsana dell'onore mafioso, come tanti ancora che sono perseguitati per causa del vangelo. E a tante altre vittime dell’arroganza mafiosa. Beati loro perché ora godono la pienezza di Dio. E per noi siano di monito, perché possiamo davvero convertirci dal nostro cristianesimo borghese e superficiale, fatta di incoerenze e compromessi.
La vita cristiana esige, per così dire il martirio della fedeltà quotidiana al vangelo, il coraggio di lasciare che il Vangelo viva in noi, che sia esso ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni.
Affidiamo al Signore il Brigadiere Carmine Tripodi, certi che nulla di ciò che ha vissuto per amore verso la giustizia ed il bene comune va perduto.
E preghiamo perché San Luca possa essere sempre più una terra liberata dalla paura, capace di educare alla vita buona, dove i giovani imparino ad amare il bene e che servire il bene comune è la forma più alta di libertà.
Chiediamo al Signore che ci liberi dall’omertà e dalla rassegnazione. «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (Rm 12,21). Questa è la strada del Vangelo, questa è la strada della speranza.


© 2026 Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti riservati.