Data di pubblicazione 02/09/2026
Che dono immenso mi ha fatto il Signore nel trovarmi stasera in mezzo a voi, a condividere per la prima volta nella mia vita questa festa così stupenda, così unica, in onore della nostra Madre Celeste, la Madonna della Montagna, la Madre del Divin Pastore, come noi la veneriamo.
Sono molto felice di essere qui e di introdurmi, insieme a voi, fratelli e sorelle carissimi, nel Cuore Immacolato di Maria, che è simboleggiato da questo cuore: un cuore immenso, quello di Maria, che ci contiene tutti; un cuore tenerissimo.
E voglio mettermi, insieme a lei, sulle orme della Parola divina che si è fatta carne nel suo Cuore Immacolato e nel suo grembo verginale.
Io sapevo che la Madonna di Polsi era molto miracolosa, ma non fino a questo punto! E sapete qual è il vero miracolo della Madonna? Siete tutti voi, così numerosi, così devoti e, soprattutto, tantissimi giovani che di solito non vedo nelle chiese. Significa che la Madonna ci attira. La Madonna ci porta a Gesù. La Madonna ci porta alla verità su noi stessi. Perché, se noi percorriamo e mettiamo le nostre orme sui passi di Maria, questi passi che abbiamo ascoltato e contemplato nella meditazione della veglia di stasera, allora troveremo la strada della vera felicità, della piena realizzazione umana.
E Maria ci dice che è il capolavoro di Dio, che si è fatto un po’ alla volta seguendo le orme di Gesù.
Anche noi dobbiamo prendere in mano la nostra vita, come diceva San Giovanni Paolo II, il Papa dei giovani, e farne un capolavoro.
Soprattutto voi, ragazzi e giovani: non subite la vita passivamente, ma prendetela in mano.
Come? Sui passi di Maria.
Quali passi? Il primo passo: accogliere con docilità il disegno d’amore di Dio nella nostra vita. Il sì di Maria, che è stato portato qui all’altare.
Essere cristiani, diceva sempre Papa Wojtyła, significa dire di sì a Gesù Cristo.
E vi lascio un’immagine, per essere semplici: l’immagine della vela che si fa trasportare dal vento. Come diceva un filosofo contemporaneo: “Io la vela e Dio il vento”.
Maria si è consegnata al disegno di Dio come la vela al vento, non passivamente, sapendo che il vento di Dio non ci fa essere banderuole fluttuanti di qua e di là, non ci fa sbandare, ma ci conduce dritti verso la meta più bella, più grande della nostra vita. Affidiamoci a Lui.
Maria nell’Annunciazione, quando fu raggiunta dalla voce dell’angelo che le rivelava il disegno divino, era tutta intenta nei preparativi delle nozze con il suo promesso sposo, San Giuseppe. Eppure il Signore cambia i piani e le rivela una prospettiva nuova, un cambiamento sorprendente.
Ecco, chissà, tanti di voi magari immaginano nell’immediato un matrimonio, ma può darsi che il Signore voglia aprire altre strade, altri varchi e magari dire: “Sì, ti formerai una famiglia, ma al tempo giusto, ma non come pensi tu, come penso io”.
L’importante è affidarsi totalmente a Lui, fidarci di Dio, confidare in Lui e nella Beata Vergine Maria.
Quindi la prima immagine che vi consegno è la vela: siate docili al vento di Dio, al soffio dello Spirito.
La seconda immagine è la spada.
“Anche a te”, dice Simeone nel Tempio a Maria: “Una spada trafiggerà l’anima”.
Sappiamo che la Passione di Gesù è la passione di Maria.
E anche noi prendiamo in mano la spada della Parola di Dio, non per ferire qualcuno, ma per lasciarci ferire dal Signore.
Il Signore, per la sua Parola di vita, ci ferisce il cuore, cioè fa sì che nulla scivoli nella banalità e diventa segno di contraddizione, segno di caduta e di risurrezione per molti. Signore è con la spada della tua Parola che vogliamo ascoltare docilmente ogni domenica, venendo a Messa, ogni volta che la meditiamo personalmente o nella catechesi che don Gianluca ci propone, fa’ che questa spada della tua Parola faccia cadere tutte le resistenze, tutti i nostri vizi, tutte le negatività, tutte le cattive abitudini, tutti i rancori, tutte le discordie, tutti gli odi, tutte le divisioni.
Signore, colpisci ciò che non vale e fai fiorire ciò che è meglio per noi.
E cioè, ecco il terzo segno: la tunica di Cristo che non fu divisa.
Maria è figura della Chiesa e immagine perfetta della Chiesa che siamo noi.
Lei è là dove noi siamo chiamati ad essere e la nostra Chiesa non deve essere divisa.
La Chiesa è comunione. Diceva San Cipriano, uno dei Padri della Chiesa del III secolo, che la tunica è il simbolo dell’unità della Chiesa.
Signore, fa’ che non ci siano divisioni tra noi.
Maria è la mamma che vuole che tutti i suoi figli siano concordi, uniti, come tutte le mamme.
Allora, se ci sono odi e divisioni tra di noi, nel nome di questa Mamma rivestiamo tutti, stasera, la tunica di Cristo: l’abito della comunione, la veste della Prima Comunione, la veste del Battesimo, della purezza originale, di chi si sente fratello in umanità con tutti.
E l’ultimo segno è quello del Magnificat, il canto di Maria.
Perché, se noi abbiamo percorso questi primi passi — il passo della docilità allo Spirito Santo, come vela al vento; il passo della spada, che fa cadere le cattive abitudini e le resistenze al progetto di Dio; il passo dell’unità e della comunione tra di noi — allora accade questo miracolo: il Vangelo libera il canto.
La nostra vita diventa un canto, un inno d’amore, di entusiasmo, di esultanza.
“Il mio spirito esulta”, cioè prorompe di gioia, “in Dio, mio Salvatore”.
È la lode della riconoscenza.
La misura di ogni felicità, diceva un autore cristiano del secolo scorso, Chesterton, è la riconoscenza.
“Io sono grato a te, Signore, per tutti i tuoi doni, per tutti i tuoi benefici”.
E allora la mia vita diventa come un flauto, come uno strumento a fiato attraversato dallo Spirito Santo, che può produrre le più belle melodie, le migliori sinfonie all’amore di Dio e all’amore dei fratelli.
Se siamo uniti a Maria, la nostra vita diventa un canto d’amore.
Altrimenti, fuori dalla volontà di Dio e dall’unione con Maria, la nostra vita sarà un lamento di disperazione, sarà un pianto e uno stridore di denti.
Signore, no! Vogliamo vivere in Te, di Te e per Te, come Lei, come la nostra Mamma, che ci porta, per mano, a fare della nostra vita un canto d’amore per Dio e per i fratelli.
Amen.