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Svolta a Roccella la veglia di preghiera “Anime salve in terra ed in mare”

Data di pubblicazione 18/06/2026


A due anni dal naufragio, una comunità unita nella memoria, nella preghiera e nella responsabilità condivisa.

Si è svolta giovedì 17 giugno, con una partecipazione intensa e sentita, la giornata di memoria e preghiera interreligiosa “Anime salve in terra ed in mare”, promossa dalla Diocesi di Locri-Gerace a due anni dal tragico naufragio avvenuto al largo di Roccella Ionica nelle notti del 16 e 17 giugno 2024, in cui persero la vita 56 persone. Un appuntamento che ha unito istituzioni, comunità religiose, associazioni e cittadini in un gesto di ricordo e responsabilità.
L’iniziativa, organizzata dall’Ufficio Migrantes, dalla Caritas Diocesana e dall’Ufficio Comunicazioni Sociali, in collaborazione con il Comune di Roccella Ionica e la Croce Rossa Italiana – Comitato Riviera dei Gelsomini, ha preso avvio alle ore 19:00 presso l’Area Fitness, con un momento di raccoglimento e preghiera. È seguita la veglia interreligiosa, cui hanno preso parte rappresentanti di diverse confessioni religiose, e il cammino della memoria verso il porto, dove alle ore 21:00 si è svolta la deposizione dei fiori in banchina, accompagnata da un intervento musicale di Fabio Macagnino.
Nel suo intervento, don Rigobert Elanqui, direttore dell’Ufficio Migrantes Diocesano, dopo aver portato i saluti dell’Amministratore Apostolico, Mons. Francesco Oliva, ha richiamato con forza la necessità di custodire la memoria e di rinnovare lo sguardo sul fenomeno migratorio: “Non possiamo permettere che il tempo cancelli i volti e le storie di chi ha perso la vita in mare. La memoria è un dovere morale e cristiano. Ma non basta ricordare: dobbiamo impegnarci a cambiare la narrazione sulla migrazione, troppo spesso segnata da paura e semplificazioni. Le persone che attraversano il mare non sono numeri: sono fratelli e sorelle in cerca di vita, dignità e futuro.”
Tra i rappresentanti delle diverse religioni presenti, ha portato il suo contributo anche l’imam di Camini, Mohammed Ben Alokla, che ha condiviso un messaggio di fraternità e responsabilità comune: “La fede, qualunque sia la nostra tradizione, ci chiede di essere custodi della vita. Ricordare queste vittime significa riconoscere che ogni essere umano ha un valore sacro. Il mare non dovrebbe mai essere un confine di morte, ma un ponte tra popoli. Solo insieme possiamo costruire comunità che accolgono e proteggono.” La sua presenza ha sottolineato il carattere profondamente interreligioso dell’iniziativa, che ha voluto unire voci diverse in un’unica invocazione di pace e umanità.
Carmen Bagalà, direttrice della Caritas Diocesana, ha evidenziato il valore comunitario dell’incontro: “La Caritas incontra ogni giorno volti, storie, fragilità e speranze. L’accoglienza non è un gesto isolato, ma un cammino che coinvolge tutti: istituzioni, comunità, famiglie. Ricordare le vittime significa anche rinnovare il nostro impegno a costruire percorsi di integrazione reale e di prossimità concreta.”
Il sindaco di Roccella Ionica, Vittorio Zito, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un sostegno più ampio: “Roccella ha vissuto in prima linea gli sbarchi e le emergenze, mostrando sempre umanità e capacità di risposta. Ma non può essere lasciata sola. È indispensabile che il tema migratorio venga affrontato con politiche nazionali strutturate, capaci di sostenere i Comuni e di garantire sicurezza, accoglienza e gestione ordinata dei flussi.”
La serata si è conclusa con un momento di silenzio e preghiera davanti al mare, luogo di dolore ma anche di speranza.
“Il mare non divide ciò che l’umanità è chiamata a riconoscere come fratello”: parole che hanno accompagnato l’intera iniziativa e che continuano a indicare la direzione di un impegno condiviso.


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