Data di pubblicazione 27/01/2026
Eccellenza Reverendissima,
Cari fratelli sacerdoti,
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
Sono contento di essere con voi oggi, qui a Gerace, nella vostra basilica concattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, per la riapertura al culto del tempio di Dio dopo la conclusione dei lavori di restauro. Ringrazio sentitamente il vostro Vescovo, S.E. Mons. Francesco Oliva, per il suo gentile invito a presiedere questa celebrazione Eucaristica. Saluto con viva cordialità tutti i Vescovi qui presenti, il Signor parroco, don Franco, e tutti i sacerdoti concelebranti, come anche i religiosi e religiose, tutti i consacrati e voi, cari fratelli e sorelle, che siete le pietre vive nell’edificio di questa chiesa locale.
La riapertura di questa basilica è un momento privilegiato per ringraziare il Signore nostro Dio per tutte le grazie ricevute e, allo stesso tempo, per innalzare preghiere di lode e gloria a Dio per le meraviglie che ha compiuto in questo tempio santo nel corso degli anni. Sarebbe davvero difficile calcolare quanti sono i fedeli che, dall’inizio dell’edificazione di questa chiesa fino ad oggi, hanno ricevuto varie grazie attraverso i sacramenti che si celebrano qui e le preghiere che si elevano a Dio per il perdono dei peccati, per la purificazione e per la consacrazione delle anime di tutti e di ciascuno.
Il Libro di Neemia presenta una splendida descrizione di una liturgia celebrata dalla comunità fedele di Israele, che abbiamo ascoltato nella prima lettura. Il sacerdote Esdra portò il libro della Legge e tutto il popolo ascoltò attentamente la lettura e le spiegazioni dei leviti. Poi, prostrati con la faccia a terra, adorarono il Signore. E i fedeli di Israele si commuoveva profondamente ascoltando la parola di Dio, che fu un momento di grande allegria.
Il compianto Papa Benedetto XVI all’inizio del suo pontificato descrisse il significato dell’ascolto della Parola di Dio e gli effetti che produce per la nostra vita: “Conoscere ciò che Dio vuole, conoscere qual è la via della vita – questa era la gioia di Israele, era il suo grande privilegio. Questa è anche la nostra gioia: la volontà di Dio non ci aliena, ci purifica – magari in modo anche doloroso – e così ci conduce a noi stessi. In tal modo, non serviamo soltanto Lui ma la salvezza di tutto il mondo, di tutta la storia” (Benedetto XVI, Omelia, Messa di Inaugurazione del Pontificato, 24.04.2005.)
In ogni liturgia, siamo chiamati ad ascoltare attentamente la Parola del Signore, perché è la Parola di vita - di vita eterna. Adoriamo il Signore e Dio nostro Gesù Cristo, che viene a noi in ogni celebrazione della Santa Messa nel suo Corpo e il suo Sangue. Ricevendo la Parola di Dio e l’Eucaristia, Dio stesso diventa la gioia e la forza della nostra vita, che la Scrittura conferma con le parole: “questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza”. E la gioia dei fedeli di Gerace e di tutta la diocesi è palpabile oggi, grazie alla ripresa dell’attività liturgica che offre a tutti quelli che si recano in questo luogo santo la possibilità di cercare ristoro per le loro anime e riprendersi spiritualmente.
Dopo la gioia presente nella prima lettura, il testo del Vangelo odierno invece ci riferisce un momento di collera del Signore Gesù. Durante il suo ministero pubblico, Gesù ebbe i suoi momenti di giustificata rabbia e uno di questi è stato presentato oggi. Potrebbe sembrare strano che Gesù si sia arrabbiato, ma l’evento nel tempio di Gerusalemme meritava chiaramente una reazione forte che era in realtà una dimostrazione dell’amore di Gesù per la casa di Dio, il tempio, e del suo desiderio che in esso fosse offerta la vera adorazione a Dio.
Il Signore Gesù fu arrabbiato perché la casa di Dio veniva profanata da cambiavalute e mercanti. Molti pellegrini che giungevano a Gerusalemme da altre parti del mondo portavano con sé la propria valuta e quindi, dovevano cambiarla con la moneta locale. Tutto questo accadeva all’interno del tempio e i pellegrini venivano tassati ingiustamente per le loro offerte, il che rappresentava un ulteriore onere per loro. Nel frattempo, gli stessi cambiavalute ricavavano grandi profitti da questa attività, tutto a nome della religione. Non c’era più spazio per la riverenza nel tempio, ed è questo che fece arrabbiare di più Gesù. Ciò che vide era un culto formale offerto senza alcun riguardo per Dio. Dovette arrabbiarsi.
Sebbene oggi non ci siano uffici di cambio valuta nelle nostre chiese, dobbiamo sempre fare del nostro meglio per adorare Dio in spirito e verità, concentrando i nostri sforzi su Dio ed evitando ogni formalismo. La vera adorazione può nascere solo da un cuore puro e libero, non gravato da preoccupazioni per il denaro e l’esistenza materiale. L’adorazione non si limita solo alla Messa domenicale, quando ci riuniamo come comunità, ma può sempre essere offerta in qualsiasi luogo in cui possiamo prenderci del tempo per la preghiera personale. Parte della nostra adorazione si manifesta nell’osservanza dei Dieci Comandamenti, che sono parole di vita da seguire, e nel condurre una buona vita cristiana secondo gli insegnamenti di Cristo.
L’ira del Signore Gesù ci ricorda le parole del profeta Isaia: “Il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli” (Is 56,7). La prima e principale importanza del tempio è la sua funzione di luogo di preghiera comunitaria. È proprio in questo tempio, e in ogni chiesa e cappella, dove uomini e donne possono conoscere la presenza del Dio vivente e dove siamo invitati a scoprire il nostro tempio interiore, che è il luogo in cui Dio preferisce dimorare. Esaminando noi stessi, i nostri cuori e le nostre menti, e cercando di pregare il nostro Padre celeste dal profondo del nostro cuore, entriamo in contatto diretto con il nostro Creatore e Padre. Siamo quindi templi vivi del Dio vivente. Il nostro Dio è sempre con noi, in ogni attività che svolgiamo, e non importa quanto piccola possa essere, Egli è costantemente con noi per partecipare e arricchire le nostre vite con la Sua presenza. Offriamo a Dio la vera adorazione che Egli merita, attraverso la nostra vita e i nostri sforzi per aderire ai Suoi comandamenti, ascoltare Suo Figlio Gesù e seguirLo con la nostra vita.
Cari fratelli e sorelle, mentre celebriamo la riapertura di questa concattedrale, siamo chiamati a riflettere sul nostro rapporto con il Signore, se anche noi ci comportiamo da uomini e donne viventi, che rinascono con l’aiuto della grazia del Signore a figli e figlie di Dio ogni volta che lo incontriamo in questa o qualsiasi altra chiesa, basilica o cappella. E quando riceviamo una grazia o una consolazione, o il perdono per i peccati e ci sentiamo risanati e ristabiliti, sappiamo tornare a rendere grazie al Signore per tutti i suoi benefici e il dono della salvezza che Egli ci offre?
Le nostre chiese parrocchiali sono templi dove possiamo incontrare il Dio vivente attraverso la celebrazione eucaristica, l’adorazione e la preghiera personale. Cristo stesso è il tempio di Dio e quindi, entrando in questa chiesa entriamo nello spazio dove Dio stesso abita attraverso lo Spirito Santo. Ma più che nei templi di pietra e marmo, il Signore desidera abitare nel cuore di ciascuno di noi. Il cuore umano è sempre il posto preferito da Dio come sua dimora.
Riflettendo sul significato del tempio del Signore, un Padre della Chiesa, San Cesario di Arles, ebbe a scrivere: “… Abbiamo meritato di diventare la casa di Dio, solo perché egli si è degnato di fare di noi la sua dimora. Se dunque, o carissimi, vogliamo celebrare con gioia il giorno natalizio della nostra chiesa, non dobbiamo distruggere con le nostre opere cattive il tempio vivente di Dio. Parlerò in modo che tutti mi possano comprendere: tutte le volte che veniamo in chiesa, riordiniamo le nostre anime così come vorremmo trovare il tempio di Dio. Vuoi trovare una basilica tutta splendente? Non macchiare la tua anima con le sozzure del peccato. Se tu vuoi che la basilica sia piena di luce, ricordati che anche Dio vuole che nella tua anima non vi siano tenebre. Fa’ piuttosto in modo che in essa, come dice il Signore, risplenda la luce delle opere buone, perché sia glorificato colui che sta nei cieli. Come tu entri in questa chiesa, così Dio vuole entrare nella tua anima. Lo ha affermato egli stesso quando ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò (cfr. Lv 26, 11.12)” (Dai «Discorsi» di san Cesario di Arles, Vescovo. Ufficio delle Letture per la Dedicazione della Basilica Lateranense).
La riapertura di questa basilica e concattedrale di Gerace oggi, ci riempie di gioia spirituale, e incoraggia ad andare avanti nella vita, come pietre vive di questa comunità e della Chiesa universale, colmi di fede, speranza e carità, con l’aiuto della potente intercessione della Beatissima Vergine Maria, Assunta in cielo, come figli e figlie di Dio, rinnovati e sempre riconoscenti, per arrivare un giorno al premio della vita eterna che il Signore promette a quelli che rimangono fedeli a Lui fino alla fine. E così sia!