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Una delegazione di docenti di religione al corso di aggiornamento sul tema “Chiesa nel digitale”

Data di pubblicazione 25/02/2026


Una giornata altamente formativa, quella vissuta da una delegazione di Docenti di Religione della Diocesi di Locri - Gerace, formata da: Luisa Totino, Rosita Taliano, Elisabetta Martelli, Maria Teresa Dattilo, Rosaria Galea, Concetta Monteleone, Marcella Polito, Emanuele Rodi, Maria Strati, Rosa Galluzzo, che, domenica 22 Febbraio, si è recata a Lamezia Terme, nell’Auditorium San Benedetto, per partecipare all’aggiornamento regionale sul tema “ La Chiesa nel digitale”. Ad aprire i lavori, con i saluti, don Emanuele Leuzzi, Direttore Servizio Regionale per l’Educazione, Scuola, Università, IRC, che ha sottolineato l’importanza di dover affrontare la realtà del digitale che, sempre più, caratterizza e travolge la vita delle nuove generazioni. La prima relazione è stata quella  del Vescovo di Lamezia Terme, Sua Eccellenza Mons. Serafino Parisi su “L’Azione pastorale della scuola nel tempo dei social”. Il Presule ha messo in evidenza che non bisogna demonizzare totalmente il digitale e i social, ma neanche avere un atteggiamento acritico. E’ un versante educativo con delle connotazioni ben precise. Il vizio di fondo è quello di considerare il problema del digitale solo dal punto di vista tecnologico, mentre è da considerarlo anche dal punto di vista  antropologico, e se non si entra in quest’ottica non si può avere un senso critico sul digitale.Bisogna capire che la visione di uomo, veicolata dai social, è sempre schiacciante e depauperante, in contrapposizione a quello che dice la Scrittura, che riafferma l’uomo, a pieno titolo, nella sua corporeità. I social sono dei veri e propri ambienti culturali, che plasmano il linguaggio e quindi creano mentalità. Purtroppo plasmano, anche, le relazioni e la percezione che si ha di sé, oltre a far travisare la realtà, perché la si guarda attraverso un filtro. Il social sta diventando un ambiente totalizzante sulle modalità relazionali e sulla struttura della personalità. I Docenti di Religione hanno il dovere di mettere in evidenza come nei social si è manipolati, isolati e coinvolti in varie dinamiche di odio. Non si può costruire un’identità basata sui “like”, cioè sul consenso, su delle relazioni virtuali. A scuola, come Docenti di Religione, bisogna muoversi sul principio dell’Incarnazione, del Verbo che si fa carne. La Religione Cattolica è la Religione dell'Incarnazione, che afferma la centralità del corpo, che si distingua da “fisico”. Il fisico riguarda la fisicità, che è sottoposta alle leggi spazio - temporali; il corpo, invece, è la capacità di entrare in relazione con l’altro, indica la storicità della relazione.E’ il volto dell’altro che mi interpella, mi fa riflettere e mi completa. Il verbo “conoscere” non implica una conoscenza noetica, ma anche concreta, attraverso il contatto fisico. La virtualizzazione dell’esperienza è qualcosa di negativo, quando sostituisce la presenza, perché influisce frammentando l’identità personale e costruendola disincarnando la relazione. La fede cristiana custodisce l’unità tra corpo, relazione e parola. Nel contesto digitale la parola immediata una volta scritta rimane in maniera permanente. Il transitorio, così, diventa definitivo. La precarietà della parola diventa, per via del mezzo digitale, permanente e si amplifica a livello di odio e di tutta quell’angoscia esistenziale che vuole trovare una via di sfogo. Di fronte ad una smaterializzazione della relazione bisogna tessere legami, cioè bisogna portare la persona ad emanciparsi dalla visione che ha di essere individuo, per comprendersi come persona. L’individuo è incapace di creare relazioni; la persona, invece, supera la logica della chiusura con la logica del dono, cioè con la carità, usando le parole di San Paolo. Così il Vescovo Parisi “l’individualismo è il grande dramma, perché l’individuo è incapace di relazionarsi, e per superare ciò bisogna lavorare affinché ci sia una comunità reale di persone e non una rete virtuale”. La chiesa nasce come comunità radunata e non come una rete di connessioni. Le messe in streaming sono una svalutazione della messa, che implica, invece, la presenza. I social possono facilitare, imitare, ma non sostituire. Alla fine anche l'idea della libertà che abbiamo è una pia illusione, perché siamo condizionati da un algoritmo. Stiamo sostituendo Dio con un’altra divinità, che è l’algoritmo. Quale deve essere, allora, la modalità che i Docenti di Religione devono mettere in pratica? Consegnare all'individuo il desiderio di essere persona con la concretezza delle relazioni, e ripensarsi nella sua unicità, nella sua irriducibilità. In una prospettiva ecclesiale bisogna lavorare per costruire l’uomo secondo la visione cattolica, stimolare ad una visione critica e competente. E’ necessario difendere la profondità contro la superficialità, favorire il passaggio dall’individuo alla persona. Educare alla verità contro la subdola comunicazione, creare relazioni reali contro connessioni vuote. La cultura cristiana, a scuola, non passa solo  dall’opera culturale, ma passa attraverso la freschezza delle relazioni empatiche, che proteggono da questo mondo di vetro schermato. Dopo la riflessione del Vescovo Parisi è stata la volta della relazione di Filippo Andreacchio, collaboratore UCS della CEI e WeCa, su “L’IRC ai tempi del digitale e dell’IA”. Andreacchio non ha approfondito l’utilizzo del digitale, ma è andato al cuore della questione educativa: la persona umana.. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, infatti, la vera sfida non consiste nell’imparare, semplicemente, ad usare nuovi ed innovativi strumenti, ma nel comprendere che cosa significa essere uomini e donne capaci di relazione, discernimento e responsabilità. In questa prospettiva l’insegnamento della Religione Cattolica si conferma spazio privilegiato di educazione all’umano, accogliendo l’indicazione di papa Leone XIV, secondo cui “la sfida, pertanto, non è tecnologica, ma antropologica”. E’ un errore pensare che per insegnare bene bastino belle parole o buone aule scolastiche. Questi sono solo mezzi fisici, ma il vero maestro è dentro. La verità non circola attraverso suoni, muri e corridoi, ma nell’incontro profondo delle persone, senza il quale qualsiasi proposta educativa è destinata a fallire. Al termine tutti presenti hanno partecipato alla Messa, presieduta dal Mons. Parisi, dove nell’omelia ha invitato, in questo periodo quaresimale, “a scoprire la centralità della Parola di Dio, per riscoprire il senso della nostra esistenza. L’esperienza della Quaresima deve servire per mettere noi stessi di fronte allo specchio della nostra coscienza, dove le maschere non devono esistere, ma solo la potenza del limite e l’esaltazione della fragilità, che è impronta autentica della creaturalità dell’uomo.

La tecnologia dovrebbe migliorare la tua vita, non diventare la tua vita.

Harvey B. Mackay


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