Omelia del Vescovo in occasione della festa dell’ Esaltazione della Croce

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  Anche quest’anno siamo ritornati a Polsi per venerare la Croce che qui fu rinvenuta mille e più anni fa. È un pellegrinaggio che si rinnova nel tempo. Qui tanti hanno ritrovato la pace interiore, il perdono e la misericordia del Padre. Qui la croce di Gesù è stata per molti salvezza. Anche noi sostiamo davanti a quella Croce su cui è stato innalzato il Signore. Il Crocefisso non può lasciare indifferente. Ci chiede da che parte stai? Dalla parte della misericordia che si fa salvezza attraverso la passione e la morte o dalla parte dell’ingiusta violenza che condanna ed uccide? 

Gesù inchiodato alla croce ci mostra l’amore del Padre. Egli non sfugge alla croce. Sa che questa è volontà del Padre che ama i suoi figli e non li abbandona nel momento della prova e della sofferenza. Per Gesù la croce non è condanna per malvagità o peccati da lui commessi. Egli ha operato solo il bene, ha predicato l’amore, il perdono, ha chiamato beati i poveri, i miti, i non violenti, gli operatori di pace. Ha predicato sempre conversione ed ha invitato ad abbandonare la via del male, ha mostrato le cose del cielo ed il regno di Dio, ha insegnato a non confidare nelle cose, ad amare Dio ed il prossimo. Ci ha insegnato che non c’è religione ed amore verso Dio se non si ama il prossimo, che non c’è vera devozione verso la Madonna se non si fa il bene o si nutrono sentimenti di vendetta e di odio. Ci ha mostrato il volto di un Dio che è padre, anche quando i figli si allontanano da Lui. Eppure – nonostante la sua innocenza – è stato inchiodato su quella croce. E da quella croce ha predicato il perdono: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). 

Gesù è stato crocefisso in mezzo a due malfattori. Il primo lo insultava, come lo insultava tutta la gente, come facevano i capi del popolo, ma questo povero uomo, spinto dalla disperazione, dice: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!» (Lc 23,39). Non c’era in lui alcun sentimento di pentimento. Non aveva capito il motivo per cui Gesù era stato crocifisso. Ma Gesù rimane su quella croce. Non era facile “rimanere sulla croce”. Non è facile per noi rimanere sulle nostre piccole croci di ogni giorno. Chiediamo al Signore che quando la vita ci mette davanti delle croci, continuiamo a restare fedeli a Lui. È la fedeltà che salva come la fedeltà di Gesù alla volontà del Padre sulla croce, ci salva. Restiamo fedeli alla Madonna di Polsi ed alla Croce. Tanti ci raccontano dei cambiamenti interiori avvenuti nella propria vita. Tanti ci dicono che attraverso Maria di Polsi hanno recuperato la speranza e la gioia di vivere. Sulla croce si compie il mistero di Gesù che con la sua morte e la sua donazione d’amore ha operato la salvezza. Morendo in croce, innocente tra due criminali, Gesù ci mostra che la salvezza di Dio può raggiungere qualunque uomo, in qualunque condizione, anche la più negativa e dolorosa. La salvezza di Dio è per tutti, nessuno escluso. 

Anche qui se la Madonna e la croce sono stati visitati da gente poco buona, tanti di loro si sono convertiti. Se non ci fosse stata Maria e la Croce nessuna speranza di salvezza avrebbero avuto. Qui a Polsi i cuori induriti, se si aprono alla misericordia del Padre (e per tanti accade), ritornano alle loro case convertiti e rinnovati. La salvezza Gesù la offre a tutti. La offre a quanti venendo sentono il bisogno di cambiare vita, di essere fedeli all’amore di Dio e di impegnarsi nell’amore verso il prossimo. Sappiamo bene che la Chiesa non è soltanto per i buoni o per quelli che sembrano buoni o credono di essere buoni; la chiesa è per tutti, e anche per i cattivi, perché la Chiesa è misericordia. Qui a Polsi Gesù manifesta il volto del regno di Dio: la rete gettata in mare che raccoglie pesci buoni e pesci cattivi, il campo di grano ove assieme al buon grano cresce anche l‘erbaccia. 

A tutti oi, in particolare a chi è inchiodato su un letto di ospedale, a chi vive chiuso in una prigione, a quanti sono addolorati per l’umiliazione dell’infedeltà e del tradimento sento dover dire: guardate il Crocifisso; Dio vi è vicino, rimane con voi sulla croce e a tutti si offre come Salvatore. Gesù è crocifisso per voi, per noi, per tutti. A chi si chiede: “Ma chi ha fatto le cose più brutte nella vita, ha possibilità di essere perdonato?” – “Sì! Dico: nessuno è escluso dal perdono di Dio. Soltanto deve avvicinarsi pentito a Gesù e con la voglia di essere da Lui abbracciato”. Occorre però essere veramente pentiti e non far finta di esserlo ritornando poi a fare come prima.

L’altro malfattore è il cosiddetto “buon ladrone”. Le sue parole sono un modello di pentimento. Rivolgendosi all’altro condannato gli dice: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena?» (Lc 23,40).  E’ il buon ladrone che richiama l’atteggiamento fondamentale che apre alla fiducia in Dio: la consapevolezza della sua infinita bontà. Poi dichiarando l’innocenza di Gesù confessa la propria colpa: «Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male» (Lc23,41). 

Gesù è lì sulla croce per stare con i colpevoli: attraverso questa vicinanza, offre loro la salvezza. Ciò forse ci scandalizza. Ma Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.  Il buon ladrone diventa testimone della Misericordia del Padre: i suoi occhi contemplano nel Crocifisso l’amore di Dio per lui. È vero, era ladrone, aveva rubato tutta la vita. Ma alla fine, pentito di quello che aveva fatto, guardando Gesù così buono e misericordioso è riuscito a vedere il volto di Dio. Il buon ladrone rivolgendosi direttamente a Gesù, invoca aiuto: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (Lc 23,42). Lo chiama per nome, “Gesù”, confessando ciò che quel nome significava: “il Signore salva”. Quell’uomo chiede a Gesù di ricordarsi di lui.  E’ il bisogno di non essere abbandonato, che Dio gli sia sempre vicino. In questo modo un condannato a morte è un modello per noi, un modello per un uomo, per un cristiano che si affida a Gesù. La risposta di Gesù non si fa attendere: «oggi sarai con me nel paradiso» (v. 43). Nell’ora della croce, la salvezza di Cristo raggiunge il suo culmine. Sulla croce, l’ultimo atto conferma il realizzarsi di questo disegno salvifico. Gesù ci manifesta per davvero il volto della misericordia del Padre.

Guardando la croce del Signore qui a Polsi possiamo dire a tutti: c’è speranza per il nostro mondo, c’è speranza per tutti. Dio in Gesù si manifesta come il creatore e Salvatore che non abbandona i suoi e che li vuole tutti salvi.

Torniamo da Polsi con La gioia nel cuore, sapendo che sulla croce e quando le nostre piccole croci sono pesanti non siamo soli a portarle. Dio cammina accanto. Questo accade in Gesù crocifisso che oggi dice a tutti: vieni a Polsi col desiderio di incontrare il Dio del perdono. Confessa i tuoi peccati e ritornerai a casa uomo nuovo, rinnovato profondamente, capace di riprendere il cammino della tua vita con la gioia nel cuore. 

E’ questo il vangelo che vogliamo sia proclamato a Polsi. E’ questo il Vangelo che vogliamo raccontare a tutti noi che veniamo a Polsi da veri devoti.

Polsi 14 settembre 2019                                                                                   Mons. Francesco Oliva