Messaggio di Quaresima agli insegnanti di religione

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Carissimi insegnanti di religione,

         penso a voi in questo tempo dell’anno scolastico diversamente vissuto: non con gli alunni tra i banchi di scuola a dettare compiti e dare spiegazioni sul senso della vita o sulla Chiesa ed il mistero di Dio. Un Dio che si fa vicino e nello stesso tempo appare lontano quando sciagure o pandemie come il coronavirus rendono incerti i nostri giorni. Un tempo povero di incontri e abbracci, ma che può esserericco di Parola di Dio, di preghiere e riflessione.Un tempo veramente nuovo, che tiene sospesi, sì, ma che aiuta a rientrare in se stessi, che richiama all’essenzialità e fa scoprire nuovi più significativi orizzonti. Vera quaresima dello spirito! 

         Vi scrivo perché questo è un tempo diverso per voi docenti: cosa può dire a docenti e formatori quest’ora? Come reimpostare il rapporto con gli studenti e colleghi d’insegnamento? Come assicurare a tutti gli alunni il proprio sostegno ed accompagnamento? Vi scrivo sapendo che non vi manca la giusta tensione nel conservare un rapporto costruttivo con i vostri alunni. Uno di loro definiva questo tempo “la scuola senza il bello della scuola”. Una scuola, anche “senza il bello della scuola”, è scuola, perché capace di far vivere una “didattica a distanza” ed offrire nuove soluzioni di smart working o di didattica online, che dischiudono per il futuro opportunità concrete, con cui conciliare il lavoro con i tempi della famiglia e la sostenibilità ambientale (meno traffico e aria più respirabile). Ma è un cammino sostenibile alla pari da tutti gli studenti? Voi insegnanti di religione state “vicini” ai vostri alunni, soprattutto a quelli che in casa non hanno una connessione internet con la stessa velocità. Per favore, fate sentire ad essi e alle loro famiglie la mia vicinanza. 

         Vi scrivo sapendo che questo è untempo diverso da vivere nella casa non come ‘punizione di Dio’, ma come “tempo quaresimale”, molto simile a quello accolto e vissuto da Gesù nel deserto, digiunando, pregando, vincendo la tentazione del diavolo e condividendo la nostra vulnerabilità. E’ un tempo diversoche aiuta a vivere la preghiera personale con la stessa intensità ed efficacia della preghiera liturgica: essa insieme a questa unisce l’orante al Signore non solo nell’aula della celebrazione, ma anche nelle case e nei luoghi dove si svolge ordinariamente la vita. E’ un tempo prezioso da accogliere come opportunitàdi crescita e di grazia. Lo pensavo riflettendo sulle parole di San Cipriano, vescovo di Cartagine (249 d.C.): “Questa pestilenza che pare ad alcuni orribile e micidiale, mette invece a prova la santità di ognuno e pesa sulla bilancia il cuore umano, giudica cioè se i sani servono gli infermi, se i parenti assistono pietosamente i parenti, se i padroni hanno pietà dei servi languenti, se i medici abbandonano i malati che li cercano, se i delinquenti frenano le loro violenze, se gli usurai smorzano gli ardori indomabili della loro avarizia”.

         Come tale è un tempo da tenere impegnato, in modo da non essere presi dalla tentazione dello scoraggiamento e della resa. 

         Vi invito ad accogliere l’esortazione del profeta Sofonia, che in un periodo di grave calamità incoraggiava Sion a “non lasciarsi cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente” (Sof 3,14-15). E’ questa la speranza che ci sostiene e che ciascuno è chiamato a trasmettere come per contagio in questo momento di grande sofferenza per il nostro Paese. Uniamoci tutti domani sera alle 21 con la preghiera del Rosario, per invocare e supplicare la misericordia del Padre, perché ci liberi da questa pandemia.

         Con questi sentimenti ho pensato a ciascuno di voi, cari insegnati di religione, mentre siamo in cammino verso la Pasqua. Sarà Pasqua anche quest’anno! E sarà come ogni anno evento di liberazione, di pace e di resurrezione. E se anche tutto non si svolgerà come gli altri anni, vi auguro di viverla con sentimenti nuovi, con la fede nel Risorto che ha vinto la morte e ci ha donato la speranza che alla fine tutto andrà bene e la paura della morte e di quanto la provoca sarà definitivamente passata. 

         Confido nella vostra preghiera.

            Il Signore benedica ciascuno di voi e le vostre famiglie! 

Locri,  18 marzo 2020

         Francesco Oliva