Omelia tenuta nella solennità del Santo Natale-Careri

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E’ il Natale del Signore. Quest’anno mi sono voluto preparare al Natale durante l’Avvento, dedicando parte del mio tempo alla visita degli ammalati a San Luca. Vicino alla sofferenza umana e sul volto del malato che dispensava tanta pace e serenità ho intravisto il volto stesso di Gesù. Sì, è questo il primo messaggio del Natale. E’ Natale se incontriamo Dio nel volto di quel bimbo avvolto in fasce e posto in una mangiatoia. E’ Natale se lo riconosciamo in quel bambino nato povero tra i poveri in una situazione di emergenza. L’Evangelista Luca ci riferisce che Maria e Giuseppe non trovano posto nell’alloggio: c’è spazio per tutti, non per loro. E così Gesù nasce rifiutato dagli uomini: “Venne tra i suoi ma i suoi non l’hanno accolto”, rifiutato e perseguitato da Erode. Appena nato è adagiato in una mangiatoia. Niente di più misero che una mangiatoia.

Chi lo accoglie è gente semplice, umile, rifiutata. Come Maria e Giuseppe, come i pastori. Anche i pastori, accogliendo l’invito dell’angelo, lasciano i loro greggi e andarono senza indugio a Betlemme. E trovarono il bambino adagiato nella mangiatoia.

Festeggiare il Natale è accogliere Dio nella povertà e fragilità di quel segno: il bambino avvolto in fasce posto nella mangiatoia. Per accoglierlo occorre essere poveri, umili, disponibili. Non si può accogliere il bambino, senza che lasci traccia nella propria vita. A chi lo accoglie chiede di rendere la sua presenza una presenza “attiva”, visibile, capace di comunicare speranza. E’ l’esperienza dei pastori che dopo aver visto il bambino cominciarono a raccontare a tutti questa esperienza, a glorificare e lodare Dio. 

Natale è il gran giorno in cui Dio si è “fatto carne”, è divenuto uno di noi, “ha posto la sua dimora in mezzo a noi”, per sempre. Per vivere questo evento occorre entrare nella logica di Dio. Solo così scopriremo che, per incontrare Dio occorre cercarlo nella fragilità di un bambino, nella povertà di una famiglia, nel volto sofferente di un malato. Non riduciamo il Natale all’emozione di un momento, fermandoci davanti ad un presepe, ma andiamo incontro al Cristo vivente, riconoscendolo in coloro che vivono ai margini e nella sofferenza, in chi è solo e attende una mano fraterna che lo sollevi. Così realmente il Natale diviene accoglienza del  Dio che assume la nostra natura umana e la riveste di una dignità nuova. Come afferma San Leone Magno: “Destati, uomo, e riconosci la dignità della tua natura! Ricordati che sei stato creato ad immagine di Dio; che, se questa somiglianza si è deformata in Adamo, è stata tuttavia restaurata in Cristo. Delle creature visibili serviti in modo conveniente, come ti servi della terra, del mare, del cielo, dell’aria, delle sorgenti, dei fiumi. Quanto di bello e di meraviglioso trovi in essi, indirizzalo a lode e a gloria del Creatore”.

Il Natale mostra a tutti che Dio ha posto la sua dimora nella nostra umanità per sempre. E che nessuno può mai allontanarci da lui. Non c’è differenza di razza, di religione, di condizioni sociale. Tutti possiamo incontrare il Signore nella nostra vita, camminando per le vie del mondo. Buon Natale!