Omelia in occasione del XIV anniversario dell’Onorevole Franco Fortugno

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L’omicidio dell’on. Franco Fortugno 14 anni fa è stato un evento tragico che ha segnato un punto di passaggio nella vita della nostra comunità. Da allora le cose non sono rimaste come prima. La comunità ha saputo reagire all’arroganza criminale, cercando nuovi percorsi di legalità.

L’on. Franco Fortugno non è morto invano. Il suo sacrificio non è stato inutile. La sua morte ha portato la società civile più onesta a comprendere che occorreva ricostruire su basi nuove la convivenza cittadina. Mettere da parte l’arroganza mafiosa e intraprendere cammini di legalità e di rispetto. 

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci consegna una riflessione utile anche per quanti di noi svolgono ruoli istituzionali di goverso.

Ci sarà però un giudizio finale, il giusto giudizio di Dio. Lo afferma san Paolo nella prima lettura, ove dice: “Dio renderà a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che, perseverando nelle opere di bene, cercano gloria, onore, incorruttibilità; ira e sdegno contro coloro che, per ribellione, disobbediscono alla verità e obbediscono all’ingiustizia” (S. Paolo ai Romani).

Il giudizio di Dio condanna quanti non vivono secondo giustizia, ma preferiscono le vie dell’illegalità e del male.

Ci sarà un giudizio finale, ma nessuno può ergersi a giudice degli altri. Dovremo rispondere davanti a Dio sui giudizi facili e non corrispondenti alla verità, che distruggono gli innocenti con condanna definitiva prima ancora di un regolare giudizio. Solo Dio che conosce ogni cosa e vede nell’intimo può giudicare.

Il suo giudizio è imparziale. Dio è uno che non fa preferenza di persone; tutti uguali davanti a Lui.

Il Vangelo (Lc 11, 42-46) ci presenta il rapporto dialettico tra Gesù e la classe dirigente del tempo rappresentata da farisei e dottori della legge. Gesù ne contesta alcuni comportamenti e contraddizioni. Non ne ammette la falsità e l’incoerenza tra quanto predicano ed impongono agli altri e quanto fanno. 

Non ammette soprattutto il fatto che mentre vogliono far vedere di rispettare la legge osservandone i minimi precetti la tradiscono poi in ciò che vi è di essenziale. Pagano la decima sulla menta, osservano cioè le leggi minime per farsi vedere e rispettare dalla gente (è tutto un formalismo, tutto apparenza, dentro c’è solo putredine e malvagità), ma non osservano la giustizia e l’amore di Dio.

La giustizia e l’amore sono i fondamenti dell’agire umano.

La giustizia riguarda le relazioni interpersonali, il modo di trattare gli altri, la relazionalità umana. La giustizia favorisce la pace, rispetta i diritti di tutti, specie degli ultimi. Porta a trattare gli altri come si desidera essere trattati dagli altri, a non fare agli altri quello che non si vuole che gli altri facciano a se stessi.

L’amore di Dio è il fondamento dell’amore verso il prossimo: amando Dio e riconoscendolo al di sopra di tutti dà il giusto ordine alle cose create. Dio Creatore e Padre è fondamento della dignità di ogni uomo.

Ecco allora l’essenza della legge: la giustizia e la pace, rispetto degli altri e amore di Dio. 

Trascurare la giustizia e l’amore di Dio è il peccato più grande ancora oggi, e nessuno è esente da tale rischio.