Corso di formazione “Laudato Sì” – Relazione conclusiva

Lunedì 3 giugno 2019, presso il Salone delle conferenze del Centro Pastorale di Locri, si è svolto l’incontro conclusivo del Corso di formazione “Laudato Sì”.

L’occasione è stata utile non solo per trarre un bilancio delle attività portate avanti nell’ultimo biennio ma anche e soprattutto per dare risalto alle difficoltà che devono essere affrontate ed agli obiettivi che si deve porre un corso di questo tipo svolto in un territorio quale il nostro.

Di seguito la relazione (scaricabile in formato pdf nell’area downloads del sito) presentata durante il corso della serata dalla Direttrice Cinzia Docile:

Buonasera a tutti voi, benvenuti.

Il video che abbiamo appena visto e apprezzato ripercorre gli appuntamenti del quarto anno del corso Laudato si’ e ci consegna le testimonianze di alcuni protagonisti del territorio che sono intervenuti in questi anni, che hanno apprezzato la proposta e condiviso anche suggerimenti per potenziarla in vista di un futuro cammino.

Un programma, quello del IV anno, che può tranquillamente essere definito, al pari dei precedenti, un manifesto di impegno, di partecipazione e di servizio alla Chiesa e al territorio:

la centralità della questione morale, il Mezzogiorno, una società multirazziale e multiculturale oggi, il relativismo etico – religioso ed il ruolo educativo della Chiesa, l’usura e la ludopatia, la corruzione, I comuni della mafia, la mafia dei Comuni?, il lavoro che cambia tra umanità e realtà, le infrastrutture e la Città metropolitana, la comunicazione.

Non è stato facile trovare le parole adatte per fare il punto di questi quattro anni, per scrivere questo saluto a conclusione del percorso e dell’esperienza.

Mi sono lasciata ispirare da un messaggio di don Pino Puglisi, un martire della nostra terra, un sacerdote innamorato della libertà, non del potere o della vanagloria: “Se ognuno fa qualcosa allora si può fare molto”.

L’ho trovato davvero opportuno per siglare la conclusione di un percorso e di una esperienza.

Di un percorso…….

Noi, come direttivo, pur con una composizione che andata modificandosi nel tempo, nell’ identità delle persone coinvolte, ma non nella qualità del contributo apportato, abbiamo fatto qualcosa. Anzi, no. Abbiamo fatto più di qualcosa.

Siamo stati fedeli ad un impegno preso con il nostro vescovo, garantendo lo svolgimento puntuale e ordinato di tutti gli appuntamenti che in quattro anni sono stati proposti, coinvolgendo figure competenti e serie. Nessuna passerella e tanto meno prime donne.

Abbiamo consegnato sempre in largo anticipo sulla programmazione diocesana le date del corso, non sovrapponendoci mai ad impegni diocesani già stabiliti. Questo per consentire la partecipazione, in un’ottica di sinergia e di lavoro di squadra.

Abbiamo servito la Chiesa e il territorio con semplicità, con attenzione, con prudenza (che non è viltà, semmai virtù), con onestà di intenti. In questi quattro anni, visti gli argomenti importanti che sono stati trattati, non abbiamo mai prestato il fianco a strumentalizzazioni, attraverso le quali la vittima prescelta sarebbe certamente stata il vescovo di Locri – Gerace e non i membri del direttivo. È facile sguainare la spada, essendo muniti di scudo, consapevoli che l’arma dell’avversario non colpirà noi, ma qualcun altro. In sostanza è facile portare avanti a modo nostro battaglie quando a pagare è soltanto una persona, non siamo noi, e senza che questo caro prezzo pagato significhi almeno cambiamento per il territorio. Di queste vicende, di una fiducia mal riposta, la nostra Locride sa qualcosa.

Semplicità, attenzione, prudenza, onestà di intenti, caratteristiche affatto scontate in chi serve oggi la Chiesa e il territorio. Non vogliamo peccare di presunzione, ma neppure di falsa modestia.

Di una esperienza …..

Abbiamo seminato senza risparmiarci. È stato bello. Non facile, ma bello.

Perché non è stato facile?

Per provare a spiegare le ragioni delle difficoltà vissute non possiamo non fare riferimento alla complessità del territorio nel quale viviamo, alla mentalità e alla cultura.

Abbiamo letto tutti, all’indomani della proiezione del film sulla vicenda Duisburg, prodotta dalla RAI, le reazioni a mezzo stampa delle istituzioni pubbliche, anche della Chiesa, contenenti forti preoccupazioni in merito ad una descrizione negativa della Calabria.

Ci preoccupiamo spesso e troppo di come veniamo descritti dagli altri, ma al modo con cui noi narriamo la nostra realtà, ci relazioniamo con l’altro e con il nostro territorio dedichiamo pochissima attenzione.

Mi permetterete allora di soffermarmi su questo aspetto, perché attraverso questo aspetto emergeranno quelle complessità di cui appena un attimo fa ho accennato.

Le uniche parole gentili verso questa terra le troviamo spesso sui social accanto ad albe, ai monti, al mare, ma poi la visione sembra terminare. La mia Locride, la mia Calabria…. Mia….. in che senso?

Non va mai bene niente, non funziona niente, se qualcuno riesce in qualcosa neppure si è capaci di fargli un complimento.

Diciamo di volere il bene comune ma partecipiamo agli incontri organizzati solo dai nostri amici, snobbando o tentando di boicottare l’impegno degli altri.

Le lobbies non esistono solo in finanza, in politica, etc.

Ci preoccupiamo di essere descritti come dei malviventi, come chi conosce soltanto il linguaggio delle armi, ma del fuoco amico vogliamo dire qualcosa?

Non facciamo sconti a nessuno, ma vorremmo che gli altri ne facessero a noi.

Partecipiamo agli eventi solo se siamo chiamati a relazionare ….. dal podio, non dalla platea, sia chiaro, perché il protagonismo lo intendiamo così, non in modo diverso, non come semplice partecipazione.

Eppure dovremmo imparare ad essere colti, non saccenti. Presenti, non ingombranti.

L’ importante non è esprimere un pensiero, perché il nostro è il pensiero e non può confondersi tra la folla.

Per questo territorio, per le istituzioni pubbliche, la Chiesa è rappresentata solo dal vescovo da interpellare nelle occasioni speciali, quando la presenza di Sua Eccellenza è sempre un catalizzatore di attenzione e un fiore all’occhiello alle nostre iniziative.

Ci lamentiamo che non ci sono luoghi di confronto, mentre semplicemente siamo distratti da altro. Eppure i laici impegnati, i battezzati, sono la Chiesa insieme al vescovo.

E no, le cose non funzionano così, ci sarebbe tanto bisogno di umiltà, invece c’è un prevalere di saccenteria e di presunzione.

Potremmo essere moltiplicatori del bene che c’è attorno a noi e invece preferiamo nasconderlo, oscurarlo…. perché è bene solo quello che si fa in prima persona, col plauso della servitù a seguito.

Visione e umiltà, due elementi che sono emersi negli incontri che abbiamo vissuto, che ci sono stati raccomandati vivamente dai nostri relatori.

Muoversi in questo contesto non è stato facile. Oggi la cosa più sensata da fare sarebbe quella di afferrare questi fogli che ho in mano, gettarli in aria e, subito dopo, ripercorrendo la ricchezza proposta a questo territorio, porsi e porre una domanda:

Perché mai una persona perbene, persone perbene, di fronte alla moltitudine di persone disilluse, avide, dovrebbero impegnarsi e servire? Siamo abituati alla moltitudine dei più che denunciano sempre che le cose non vanno bene, ma dovremmo metterci per un attimo dalla parte dei pochi che ancora vogliono spendersi per il bene, concretamente, destinati, a conti fatti, a finire nel tritacarne della folla che non fa e non è mai contenta.

Perché mai? Perché ……

Lentamente muore

chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marca,

chi non rischia di vestire un colore nuovo,

chi non parla a chi non conosce.

 

Muore lentamente chi evita una passione,

chi preferisce il nero al bianco

e i puntini sulle “i”

piuttosto che un insieme di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore

davanti all’errore e ai sentimenti.

 

Lentamente muore

chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l’incertezza

per inseguire un sogno,

chi non si permette

almeno una volta nella vita

di fuggire ai consigli sensati.

 

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge,

chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in sé stesso.

 

Muore lentamente,

chi distrugge l’amor proprio,

chi non si lascia aiutare.

 

Muore lentamente,

chi passa i giorni a lamentarsi

della propria sfortuna o della pioggia incessante.

 

Lentamente muore,

chi abbandona un progetto

prima di iniziarlo,

chi non fa domande

sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde

quando gli chiedono

qualcosa che conosce.

 

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che essere vivo

richiede uno sforzo

di gran lunga maggiore

del semplice fatto di respirare.

 

Soltanto l’ardente pazienza porterà

al raggiungimento

di una splendida felicità.

(Martha Medeiros)

Ho voluto citare la folla, perché “’assenza dei numeri” ha costantemente preoccupato il nostro vescovo. Noi, invece, ringraziamo chi ci è stato, chi è stato fedele al cammino, pur arrivando da lontano, a testimonianza di un detto che ricorda come “Aundi voli l’amuri trova locu”.

Queste persone hanno testimoniato che il bene c’è, è silente e produce frutto.

Nel nostro territorio c’è zizzania e c’è grano, ma solo il grano produce il pane.

Siamo felici di aver dato la parola a chiunque abbia partecipato, che tutti si siano sempre sentiti accolti, si siano sentiti a casa. Credenti e non credenti. Per noi non esiste soddisfazione più grande.

Al vescovo, al quale abbiamo già tante volte espresso la gratitudine per la fiducia accordataci, per aver creduto in noi, al quale abbiamo espresso la nostra amarezza per la sua assenza, in questa sera, diciamo di proseguire con la proposta e offriamo alcuni consigli. Ci permettiamo di farlo, visto il rapporto sincero e franco che abbiamo sempre avuto con lui, perché percepiamo questo corso come una creatura che è nata con noi e verso la quale non possiamo non avvertire un legame profondo. In precedenza, come più volte ricordato, la nostra diocesi ha promosso e offerto altre proposte di scuola socio-politica. Il corso Laudato si’ non si è distinto dalle precedenti proposte per il calibro delle personalità coinvolte, ma per lo stile impresso da chi ha curato l’organizzazione. Per questo approfitto per ringraziare tutti coloro che in questi anni hanno dato il loro apporto: Nicola Crimeni, Francesca Romeo, Antonio Scordino, don Fabrizio Infusino, Francesca Mandarano, Silvana Pollichieni, Giulia Valotta, Daniela Gallo, Antonio Borelli, Padre Vincenzo Sibilio. Nonostante qualcuno sia stato visitato da prove grandi, mai è venuto meno l’impegno. Anzi, l’eccomi al Signore è risuonato ancora più forte.

Grazie anche a tutti i nostri sostenitori fuori direttivo.

Al vescovo chiediamo che il progetto possa essere affidato a persone che possano agire con semplicità, onestà di intenti, che servano la Chiesa e riconoscano la Repubblica, proprio ieri festeggiata, una e indivisibile. Formare all’impegno socio-politico esige il riconoscimento di una Nazione, di una Repubblica, anche l’amore per la Storia, purché convinzioni personali, non sfocino in pericolosi rigurgiti antistorici, che inquietino, confondano la comunità minando lo spirito di unità nazionale messo già a dura prova.

Di questo ultimo passaggio mi assumo tutta la responsabilità.

Il logo disegnato per il corso, a firma di Davide Pezzano, che ancora una volta ringraziamo, ritrae la mano di Dio che crea, benedice, custodisce. L’uomo al centro della polis con le braccia alzate per lodare il Signore per i suoi doni e per esprimere impegno e responsabilità per la loro custodia e cura. L’uomo che si percepisce parte di un progetto, uomo che è signore nel creato e non del creato. L’uomo è rappresentato con le mani alzate verso il cielo. Con questo stesso gesto noi consegniamo a Dio il lavoro svolto e diciamo grazie per come da lui ci siamo sentiti accompagnati e custoditi. Le mani alzate per consegnare i nostri sforzi e lodarlo per tutte le meraviglie che ci ha donato e ci dona. Vorrei citare la più importante, almeno per me: la sua misericordia. Una meraviglia che meraviglia (scusate il gioco di parole) chi la riceve e ne fa dono a sua volta. Una meraviglia che fa comprendere che è proprio nella memoria del perdono ricevuto e donato che nasce la speranza, per tutti noi, per il nostro territorio.

Ancora grazie a tutti e un augurio a tutti noi e buon lavoro.


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