IL NO DELLA CHIESA CALABRESE ALLA MAFIA E AL SUO POTERE INQUINATO

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Giornate indimenticabili quelle di Locri. Ogni onesto cittadino italiano non potrà che essere fiero di quanto sia successo in questi giorni in Calabria, grazie a Don Ciotti e alla sua associazione “Libera”, supportato da S.E. Mons. Francesco Oliva, Pastore della diocesi locale. Mi riferisco chiaramente alla XXII giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, affiancata dal sindaco di Locri e di tutta l’amministrazione comunale, dalle forze del ordine, dalla Magistratura calabrese, sempre in prima linea nel contrasto al malaffare, dal presidente del Senato, dai  sindacati, dalle scuole, dal presidente della Regione Calabria, dalle associazioni di volontariato, dalle categorie lavorative e professionali, dai sindaci della Locride, dai  soggetti locali liberi, religiosi e civili. Un mare di gente di ogni luogo (25.000 persone).
Significativa la piena e compatta adesione di tutti i vescovi calabresi, guidati dal presidente della Conferenza Episcopale Calabra, S.E. Mons. Vincenzo Bertolone.
La presenza del presidente Mattarella, duro e senza veli nel definire i mafiosi gente senza onore, ha contribuito, assieme a tutti gli organizzatori, a far comparire con delle scritte sui muri la rabbia mafiosa contro le forze dell’ordine, don Ciotti, le istituzioni e la Chiesa di Calabria. La vera lettura di queste deplorevoli parole è da ricercare comunque nell’analisi fatta a “Repubblica”da un fedele e integerrimo uomo del potere giudiziario, Procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri: “Gente dell’anti-stato, che fa il tifo per la ‘ndrangheta, ma non la ‘ndrangheta doc, quella che da sempre s’inabissa per arricchirsi”.
Mai come in questa circostanza è venuto fuori l’impegno quotidiano di tutto il clero calabrese che, in questi ultimi anni,ha contribuito a formare una coscienza anti criminalità in ogni campo della società calabrese. Ci sono tre passaggi che vanno evidenziati. Il primo risale al 21 giugno del 2014 con la venuta di Papa Francesco a Sibari. Davanti a 250.000 persone il Pontefice tra l’altro disse: “La ’ndrangheta è questo, adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato! Bisogna dirgli di no! Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!”. C’è poco da commentare. Si tratta di una rivoluzione che lasciòmeravigliati anche gli anti-clericali di mestiere, per la nitidezza e la fermezza del linguaggio.
Il secondo passaggio è stato la pubblicazione, da parte di S.E. Mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, dei libri: “L’enigma della zizzania – Il Metodo Puglisi”(2016) –“Don Pino Martire di Mafia”( 2017), Ed. Rubbettino. In una risposta ad una delle tante interviste rilasciate dal presidente della CEC, postulatore della Causa di canonizzazione del sacerdote siciliano, beatificato da Papa Francesco nel maggio del 2013, si legge:
“Più che predicare un vangelo-contro, Puglisi propone l’annuncio mite del Vangelo della tenerezza. Per questa via, lo stesso martirio di Puglisi diviene una strategia pastorale particolarmente efficace nei campi (ormai troppi e dappertutto) in cui si è insinuata la gramigna delle mafie –dice Bertolone -. Un vero e proprio antidoto silenzioso che mette in crisi la cattiva semina, nella consapevolezza che le mafie non sono mai state un fatto solamente criminale, che i processi e le pene non sono sufficienti quando non accompagnate da un serio e condiviso impegno sociale”.
Emerge una Chiesa in prima linea che non si limita a condannare, ma offrire la via della salvezza e della redenzione, mentre con la conversione prepara la coscienza civile e tutela la dignità umana. Il terzo passaggio risale a due giorni addietro in risposta alle scritte offensive sul muro del vescovado di Locri. Cosi con fermezza si è espresso S.E. Oliva: “Si chiede lavoro, e questo è un problema fondamentale in queste terre. Ma qui serve lavoro onesto, che non tolga la dignità e non nasca dalla sottomissione. Qui non vogliamo il lavoro portato dalla mafia”. Un No chiaro alla mafia e al suo potere inquinato che la Chiesa calabrese in questi giorni ha fatto echeggiare in tutto il Paese.

Egidio Chiarella