Traccia e conclusioni primo anno Corso Laudato si’

Carissimi amici, buonasera e ben trovati.

Dite la verità, quando avete letto l’ennesima mail che sabato vi ho inviato, avete esclamato: finalmente l’ultima mail! Scherzi a parte, prima di tracciare brevemente una verifica dell’anno appena trascorso, desidero esprimervi, a nome mio e del direttivo tutto, un sincero grazie.

Grazie per aver risposto alla nostra proposta, per essere stati fedeli, anche se il numero degli iscritti si è andato via via assestando, grazie perchè avete dimostrato che un’altra Locride, migliore, è possibile solo se facciamo squadra, se facciamo rete, se crediamo nell’amicizia e la coltiviamo.

Al di là delle posizioni diverse, quando il fine è il medesimo, ossia il bene comune, è possibile costruire insieme.

E per questo ringrazio ancora quanti di voi hanno fatto la scelta di condividere con il direttivo, e non in un altro consesso, sia i punti deboli che le cose positive di un Corso assolutamente perfettibile. Questo atteggiamento esprime in maniera inequivocabile il proposito sincero e vero di costruire. Ed è proprio di questo stile che la Locride ha davvero bisogno per crescere!

Un saluto particolare e un ringraziamento a don Maurizio Patriciello, che ha accolto il nostro invito ad essere presente qui con noi questa sera.

Un saluto e un grazie al nostro vescovo, mons. Francesco Oliva, (dovrebbe raggiungerci) che recependo l’istanza pervenuta dall’assemblea diocesana dello scorso anno, esattamente un anno fa, ha sollecitato l’ avvio di questa esperienza.

Un grazie va ai giovani studenti, a chi ha curato le riprese dei nostri incontri. (Anche questi video verranno caricati a breve sul sito del Corso).

Grazie al nostro amico Arturo Rocca, per la sua partecipazione, per la sua testimonianza e per aver provveduto, incontro dopo incontro, a “dissetarci”. Grazie, Arturo.

Un grazie a tutta la squadra del direttivo che si è spesa instancabilmente per la realizzazione di questo primo anno di corso: Silvana Pollichieni, don Fabrizio  Infusino, Nicola Crimeni, Francesca Romeo, Antonio Scordino.

Ci ritroviamo a conclusione del primo anno del Corso all’impegno socio-politico e alla cura del creato Laudato si’, dopo mesi intensi, ben 15 sono stati gli incontri che si sono succeduti dal mese di gennaio a maggio. Abbiamo avuto l’opportunità sia di approfondire quelle tematiche quanto mai urgenti che la Laudato si’ richiama, e che ci riguardano da “vicinissimo”, grazie all’intervento dei professori e dei professionisti che hanno sposato la nostra inziativa fino in fondo, sia di conoscere alcune testimonianze positive del terriorio della Locride, e non solo, che stimolano tutti noi ad avere speranza, a guardare avanti (per non dire solo avevamo…rincorrendo un passato che è ormai passato, ma abbiamo) e ad impegnarci per costruire, mattone dopo mattone, un presente migliore.

Un breve excursus di queste tematiche attraverso alcuni input che i relatori ci hanno lanciato:

Cosa bisogna fare quando ci si rende conto che non si difende la casa comune, quando non si difende la dignità umana (Prof. Vincenzo Antonino Bova-UNICAL);

sulla condizione della Calabria rispetto al resto della Nazione, sottolineando come anche un diverso sviluppo regionale sia presente in altri Paesi come il Regno Unito, anche se si tratta di differenze più contenute. Una lettura nuova, certamente più ricca di elementi per la comprensione della nostra condizione è stata offerta dal prof. Vittorio Daniele (UNICZ);

l’etica dei consumi che ha come obiettivo la riduzione dello spreco e contestualmente la rimodulazione degli acquisti, soprattutto in senso qualitativo e con un’attenzione particolare alla solidarietà. D’altra parte, sono ancora abbastanza diffusi nella nostra società comportamenti consumistici e rimane radicato un atteggiamento di fondo consumistico, che invece deve essere rivisto e superato. (Prof. Antonio Scordino);

il dissesto idrogeologico e l’abusivismo edilizio (dott. Carlo Tansi);

Piano Nazionale della Rigenerazione Urbana Sostenibile non è solo strumento di sviluppo, di occupazione, di PIL, ma un’occasione per riconnettere il progetto della città alla vita quotidiana degli italiani, rendendoli consapevoli delle condizioni abitative ma anche rispondendo alla loro richiesta di bellezza: primo destinatario della Rigenerazione Urbana Sostenibile è e deve essere il cittadino è un dovere di tutti noi renderlo consapevole dello stato della sicurezza dell’abitare. (Paolo Acciai- CISL)

la questione dell’acqua: risorsa o problema con il contributo dell’Ing. Alberto Belvedere;

la dimensione del lavoro e della necessità di difenderlo temi curati dal dott. Vincenzo Saccà e dal dott. Giovanni Castiglioni dell’Università Cattolica;

la logica del dono-debito e della generatività sociale e familiare prof.ssa Elena Marta, sempre dell’Università Cattolica;

la Finanza comportamentale, le pressioni sociali che possono influenzare le nostre decisioni, che cos’è una perdita e cosa un guadagno. La tendenza da parte dell’individuo ad evitare una perdita certa piuttosto che un guadagno incerto (Dott. Antonio Bova);

l’inquinamento ambientale dovuto ai rifiuti tossici che riposano sui fondali dei nostri mari, la ragion di Stato (Magistrato Dott. F.sco Neri);

la qualità delle istituzioni, estrattive o inclusive, per una piena cittadinanza, contro la  sudditanza, per favorire l’inclusione sociale (prof. Flavio Felice- PUL);

A tutti i docenti, i professionisti, i sacerdoti e ai testimoni intervenuti durante questi mesi rinnoviamo, ancora una volta, il nostro più sincero grazie.

Ad inizio anno avevamo fissato dei punti cardinali

Obiettivo: dare strumenti per discernere questioni sociali, legate inevitabilmente a questioni etiche delicate, che richiedono approfondimento, al fine di incentivare l’impegno consapevole e responsabile dei cittadini.

Metodo: partire da un “tema concreto”, individuare gli elementi in gioco, non avere la fretta di risolvere tutto e subito, cercare vie concretamente percorribili per il bene della pòlis

Strumenti: esperti che aiutino ad osservare le questioni presenti, anche attraverso gli insegnamenti del Magistero sociale, e la testimonianza di chi ha cercato o sta cercando soluzioni concrete.

(Tra gli strumenti abbiamo messo a disposizione anche un sito che verrà aggiornato a breve con le relazioni che i docenti stanno ultimando di inviare).

Il primo anno è stato, pertanto, l’anno dell’ascolto, come anche della partecipazione, non solo attraverso i vostri interventi, a fine lezione, ma attraverso lo strumento dei questionari che, macroarea dopo macroarea, sono stati preparati e messi a disposizione.

Subito dopo il mio intervento, infatti, la professoressa Silvana Pollichieni presenterà le sintesti dei questionari, il cui dettaglio verrà poi pubblicato in un libretto che prepareremo e diffonderemo. Un grazie particolare a Silvana perchè ha proprio passato le notti in bianco per poter presentare queste sintesi! Persone come Silvana non possono proprio andare in pensione!!!!

Se il primo anno è stato soprattutto l’anno dell’ascolto, il secondo sarà l’anno della progettualità. Dall’ascolto all’azione. Insieme.

Il direttivo è già all’opera per stendere con precisione il programma che verrà presentato presumibilmente nel mese di ottobre.

Siamo aperti, anzi, in gioisa attesa dei suggerimenti che questa sera vorrete darci.

Proprio in merito alla partecipazione, a cui accennavo poc’anzi, ricorderete che l’ultimo modulo del primo anno del Corso è stato dedicato alla responsabilità che ognuno di noi ha per la cura dell’ambiente, della persona, delle istituzioni.

Perchè dovremmo essere responsabili e perchè dovremmo avere cura di tutto questo?

Secondo il messaggio che San Giovanni Paolo II affida alla enciclica Centesimus Annus: perchè non solo la terra è stata data da Dio all’uomo, che deve usarla rispettando l’intenzione originaria di bene, secondo la quale gli è stata donata; ma perchè l’uomo è stato donato a se stesso da Dio e deve, perciò, rispettare la struttura naturale e morale, di cui è stato dotato». È rispondendo a questa consegna, a lui affidata dal Creatore, che l’uomo, insieme ai suoi simili, può dar vita a un mondo di pace.

Questo secondo una visione cattolica. Secondo una visione laica, visto che la proposta del Corso è stata offerta ad un pubblico non solo di cattolici, una risposta alla domanda potremmo cercarla facendo riferimento ad un altro elemento, o meglio, ad una persona in particolare, verso la quale tutti noi nutriamo un sentimento unico: nostra madre.

Come?

Tra i tanti versi di poeti italiani e non, spesi su questa figura meravigliosa e unica, mi sembrano pertinenti quelli che il poeta e scrittore E. De amicis dedica a sua madre:

Non sempre il tempo la beltà cancella

o la sfioran le lacrime e gli affanni

mia madre ha sessant’anni

e più la guardo e più mi sembra bella.

Non ha un detto, un sorriso, un guardo, un atto

che non mi tocchi dolcemente il cuore.

Ah se fossi pittore,

farei tutta la vita il suo ritratto….

Vorrei ritrarla quando inchina il viso

perch’io le baci la sua treccia bianca

e quando inferma e stanca,

nasconde il suo dolor sotto un sorriso.

Ah se fosse un mio priego in cielo accolto

non chiederei al gran pittore d’Urbino

il pennello divino

per coronar di gloria il suo bel volto.

Vorrei poter cangiar vita con vita,

darle tutto il vigor degli anni miei

Vorrei veder me vecchio e lei…

dal sacrificio mio ringiovanita!

Il poeta ritrae una madre, la sua, con una treccia bianca. E’ una donna inferma, stanca, sempre con un sorriso accennato appena sul volto, ma sufficiente per risparmiare al figlio qualche preoccupazione; che inchina il capo per ricevere un bacio. Il desiderio del De Amicis, però, non è solo quello di contemplare la bellezza della donna che ha di fronte, stando immobile. No, il suo slancio va oltre, è senza misura, senza un tornaconto, esclusivamente gratutito, come solo il vero amore sa essere.

E infatti, la poesia continua con questi versi:

Vorrei poter cangiar vita con vita,

darle tutto il vigor degli anni miei

Vorrei veder me vecchio e lei

dal sacrificio mio ringiovanita!

Il poeta esprime il desiderio di dare alla madre tutto il vigore dei suoi anni, vedere se stesso vecchio e lei, la madre, fino a quel momento inferma e stanca, improvvisamente ringiovanita, per una vita che riprenda slancio.

Ecco, di cosa avere cura e per cosa assumere responsabilità se non per la nostra madre terra, per il nostro Paese, per la Locride, per questa madre che ci accoglie? Penso che anche la Locride, come madre, somigli molto alla donna descritta dal De Amicis. Inferma, stanca, con una treccia bianca, con il capo chino che, in fondo,  attende solo un bacio, un po’ d’amore da parte dei suoi figli.

Il punto cruciale, però, non sta nella somiglianza appena citata, ma nelle domande che vengono ora proposte, che interpellano noi tutti, nessun escluso: il nostro sentimento di figliolanza nei confronti della nostra terra somiglia a quello che il poeta ha nei confronti di sua madre? E i nostri slanci? Come sono? Timidi o decisi? Vogliamo rimanere con il pennello in mano, contemplare, analizzare, puntualizzare, oppure vogliamo anche noi poter “cangiar vita con vita”, dare alla Locride, gratuitamente, tutto il vigore dei nostri anni per veder lei ringiovanita, per veder lei risorgere e le generazioni future progredire?

Come abbiamo ricordato in occasione della presentazione del Corso, il 21 dicembre del 2015, tutto ha un costo, anche il cambiamento.

Nessun buon risultato potrà mai giungere se non viene previsto un costo da affrontare, se non si investe in qualcosa di importante e che abbia un obiettivo definito.

Non c’è alibi che tenga…lo abbiamo detto e lo ribadiamo.
Il bene della Locride è il nostro bene, e molto, certamente non tutto, dipende da noi.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *