Il Referendum del 17 aprile: l’importanza dell’informazione per una scelta consapevole

Scheda informativa elaborata dagli Avvocati Alessia Alì e Nicola Crimeni

Il prossimo 17 aprile saremo chiamati ad esprimere il nostro parere su un argomento che ha una grande rilevanza sia sui temi della tutela dell’ambiente, sia sui temi dell’economia e del lavoro, e saremo chiamati a farlo attraverso un referendum.

La consultazione referendaria è un mezzo attraverso il quale ciascuno di noi può esprimere la propria opinione su un determinato tema – tanto che da un punto di vista tecnico il referendum è considerato lo strumento di democrazia diretta per eccellenza.

Senza soffermarci, in questa sede, sugli aspetti più teorici del fenomeno, è utile ricordare una delle caratteristiche principali del referendum, ossia la sua natura abrogativa.

In altre parole, noi elettori siamo chiamati ad esprimere la nostra volontà di eliminare dall’ordinamento una determinata norma giuridica; per tale ragione, spesso e impropriamente, si afferma che al referendum votare sì equivale ad essere contrari ad una determinata disposizione di legge e viceversa votare no equivale ad essere favorevoli – secondo lo slogan ormai tanto di moda del: voto sì per dire no, voto no per dire sì.

Ma quale è il quesito referendario su cui dovremo esprimerci?

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto  legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  “Norme  in  materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la  formazione  del  bilancio annuale e  pluriennale  dello  Stato  (legge  di  stabilità  2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento,  nel  rispetto  degli  standard   di   sicurezza   e   di salvaguardia ambientale”?».

Per comprendere di cosa si tratta, dobbiamo in primo luogo contestualizzare i riferimenti normativi.

Analizzando il quesito, ci rendiamo subito conto che il referendum vuole abrogare parte di una norma contenuta nel d. lgs. n. 152/2006, fonte che pone una serie di norme in materia ambientale. In particolare il referendum vuole incidere sul comma 17 dell’art. 6, norma questa dedicata alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, che è stata più volte modificata dal legislatore, da ultimo con la legge di stabilità del 2016.

Più nel dettaglio, la norma pone un divieto di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare valido:

  • all’interno del perimetro delle aree marine e costiere, a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell’Unione europea e internazionali;
  • nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette.

Tuttavia, la norma pone anche un’eccezione a tale divieto, stabilendo che i titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.

Il referendum, chiedendo che siano eliminate dal testo di legge le parole: per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale, vuole evitare tale effetto.

Senza dilungarci sui meccanismi che portano all’indizione del referendum abrogativo, ricordiamo solamente che lo stesso è stato proposto dai Consigli regionali di Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise, ovvero oltre i cinque previsti dall’art. 75 della Costituzione, e che per tale ragione lo stesso non viene qualificato come referendum ad iniziativa popolare, che richiede invece la raccolta di 500.000 firme dei cittadini elettori.

In vista del referendum si è aperto il dibattito, come è giusto che sia, tra le ragioni del sì e le ragioni del no. Spesso, in questo dibattito, si tende a generalizzare, parlando di ragioni a favore delle trivelle e contro le trivelle.

Sicuramente si tratta di un argomento di estrema importanza e attualità, che merita un approfondimento di carattere generale che tenga conto anche di scelte di politica generale o comunque a lungo termine.

Nell’imminenza del voto occorre concentrare l’attenzione sulla questione posta dal quesito referendario, così da comprendere le ragioni del sì e del no, per scegliere consapevolmente la posizione da assumere.

A tal fine, è possibile sintetizzare alcuni degli argomenti che vengono posti a sostegno dell’una e dell’altra tesi:

chi sostiene le ragioni del sì[1], chiedendo che la norma sia abrogata, pone l’accento su[2]:

  • necessità di favorire le fonti di energia alternative e rinnovabili;
  • necessità di contrastare una politica che favorisce l’utilizzo del petrolio, a discapito di fonti meno inquinanti (mediante lo sfruttamento del giacimento fino al suo esaurimento);
  • necessità di tutelare le risorse naturali indispensabili, favorendo lo sviluppo di pesca e turismo[3].

chi sostiene le ragioni del no[4], invece, sottolinea che:

  • il settore degli idrocarburi è un settore ricco di tecnologia e professionalità, con vantaggi in termini occupazionali ed economici;
  • se vincesse il sì, le imprese dovrebbero licenziare, sarebbero costrette a chiudere o a trasferirsi e inoltre aumenterebbe la quota di gas naturale importato dall’estero;
  • finora nessun danno al turismo si è mai verificato nelle località più vicine alle trivelle.

Occorre infine dare atto che le ragioni del no spesso si traducono in prese di posizione volte a sollecitare l’astensionismo: chi ritiene che la legge non debba essere cambiata invita gli elettori a non andare a votare.

Questo perché l’astensionismo equivale a bocciatura del quesito referendario: per la validità del referendum è infatti necessario che si rechino alle urne metà degli aventi diritto al voto più uno[5]; raggiunto tale quorum, la proposta è approvata ed è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

APPENDICE NORMATIVA

Art. 6 comma 17 del d. lgs. n.152/2006

Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell’Unione europea e internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Sono sempre assicurate le attività di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell’ambiente, nonché le operazioni finali di ripristino ambientale. Dall’entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i titolari delle concessioni di coltivazione in mare sono tenuti a corrispondere annualmente l’aliquota di prodotto di cui all’articolo 19, comma 1 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, elevata dal 7% al 10% per il gas e dal 4% al 7% per l’olio. Il titolare unico o contitolare di ciascuna concessione e’ tenuto a versare le somme corrispondenti al valore dell’incremento dell’aliquota ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato, per essere interamente riassegnate, in parti uguali, ad appositi capitoli istituiti nello stato di previsione rispettivamente, del Ministero dello sviluppo economico, per lo svolgimento delle attività di vigilanza e controllo della sicurezza anche ambientale degli impianti di ricerca e coltivazione in mare, e del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per assicurare il pieno svolgimento delle azioni di monitoraggio, ivi compresi gli adempimenti connessi alle valutazioni ambientali in ambito costiero e marino, anche mediante l’impiego dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), delle Agenzie regionali per l’ambiente e delle strutture tecniche dei corpi dello Stato preposti alla vigilanza ambientale, e di contrasto dell’inquinamento marino.

Art. 75 Costituzione della Repubblica Italiana

E` indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

[1] Primi firmatari del Comitato nazionale “Vota SI per fermare le trivelle”: Adusbef, Aiab, Alleanza Cooperative della Pesca, Arci, ASud, Associazione Borghi Autentici d’Italia, Associazione Comuni Virtuosi, Coordinamento nazionale NO TRIV, Confederazione Italiana Agricoltori, Federazione Italiana Media Ambientali, Fiom-Cgil, Focsiv – Volontari nel mondo, Fondazione UniVerde, Giornalisti Nell’Erba, Greenpeace, Kyoto Club,  La Nuova Ecologia, Lav, Legambiente, Libera, Liberacittadinanza, Link Coordinamento Universitario, Lipu, Innovatori Europei, Marevivo, MEPI–Movimento Civico, Movimento Difesa del Cittadino, Pro-Natura, QualEnergia, Rete degli studenti medi, Rete della Conoscenza, Salviamo il Paesaggio, Sì Rinnovabili No nucleare, Slow Food Italia, Touring Club Italiano, Unione degli Studenti, Unione degli Universitari, WWF.

[2] Ufficio Stampa di Legambiente

[3] Fermaletrivelle.it

[4] Tra gli altri CGIL e Comitato Ottimisti e Razionali.

[5] Questo è quanto stabilisce l’articolo 75, IV comma, della Costituzione


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