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Sig. Presidente,
Non se ne abbia a male se, in occasione del premio che Le viene conferito, mi permetto di consegnarLe questa lettera, con la quale, in quanto Vescovo, mi faccio interprete del disagio che sta vivendo la gente nella Locride, appesantito in occasione di queste feste dalla messa in cassa integrazione degli operai AFOR, in un momento in cui i recenti danni alluvionali hanno riportato in evidenza il problema del dissesto idrogeologico del nostro territorio.
Del resto anche Lei ha mostrato le sue preoccupazioni dinanzi al Governo Nazionale per una manovra economica, che finisce per penalizzare molto la nostra Regione. Ciò mi ha incoraggiato moltissimo a scrivere la presente lettera.
Sicuramente anche Lei avrà letto le osservazioni critiche che gli operai AFOR hanno fatto e che io ho letto ed ascoltato anche a viva voce. Si sentono venduti dai sindacati e in certo senso presi in giro costatando che, a loro dire, mentre essi vengono messi in cassa integrazione ci sono altre assunzioni alla Regione e sono stati aumentati gli stipendi per i dirigenti del loro settore.
La cassa integrazione prelude al licenziamento e la situazione delle famiglie nella Locride diventa sempre più drammatico.
Sig. Presidente, sono entrato nel quarto anno del mio servizio pastorale nella Locride. In questi anni ho visto coniugare verbi sempre negativi per la vita delle famiglie del nostro territorio: ridimensionare, eliminare, sopprimere, trasferire, accorpare… In nome della crisi e del rientro economico sono state soppresse scuole, chiuse guardie mediche, ridotti o chiusi uffici postali, soppressi treni… e tutto questo a discapito del cittadini. Stiamo verificando che il rientro economico se avverrà, sarà a beneficio delle istituzioni ma a danno dei cittadini. Ci viene detto che sarà solo un danno provvisorio proprio per garantire il futuro. Se guardiamo retrospettivamente la nostra Regione dobbiamo concludere che purtroppo finora non è stato così, perché quello che abbiamo perso nel passato, non ci è mai stato restituito.
Sig. Presidente, se considero la configurazione del territorio della Locride debbo concludere che il futuro è drammatico. Non mi rimproveri di presunzione se affermo che nessuno come il Vescovo conosce il territorio della Locride, perché nessuno come il Vescovo lo percorre in lungo e largo e può costatare la condizione delle strade, il graduale spopolamento dei piccoli centri, il senso di abbandono e di tristezza in cui vivono tanti nostri anziani.
Proprio ieri sera un servizio televisivo esaltava il comportamento di alcuni cittadini dell’Irlanda che dinanzi alla crisi economica si aiutavano ritornando alla coltivazione di piccoli appezzamenti di proprietà familiari. Se penso alle difficoltà in cui versano i nostri piccoli centri condannati alla desertificazione urbana con tutto ciò che questa comporta in riferimento alla difesa del territorio e ai problemi della lotta alla criminalità, mi chiedo perché mai non si intervenga con un serio progetto di rilancio economico e lungo termine che persuada la gente che conviene rimanere, perché le strade vengono ammodernata e rese più sicure, i servizi sono garantiti, soprattutto quelli a beneficio della famiglia.
Sig. Presidente, noi stiamo registrando la sua buona volontà nell’affrontare i problemi. Ma per la Locride bisogna avere uno sguardo particolare e soprattutto bisogna fare in fretta. Se ad altri territori viene tolto uno c’è la rinuncia solo ad una parte del tutto; per la Locride non è così, perché se ad essa viene tolto uno equivale a togliere tutto.
Agli operai forestali come ad altri soggetti che vivono ed operano in altri contesti della società ho sempre espresso parole di speranza ed ho sempre cercato di infondere a loro fiducia nelle Istituzioni e nello Stato.
Non ho timore ad affermare, Signor Presidente che, a volte, penso di non essere sempre, e comunque, convincente nell’infondere questa fiducia e, al di là dell’unica certezza che proviene dallo spirito e dall’essere uomo che esercita una missione di fede, mi rendo conto che non sempre riesco ad affiancare altre certezze, quando Istituti come l’Istat sciorinano dati allarmanti come quelli sulla disoccupazione giovanile (33% per i giovani dai 18 ai 25 anni) o per le persone in cerca di occupazione (37% dai 18 anni in su).
Del resto non posso limitare le mie esternazioni a pur facili espressioni di ottimismo quando, ormai, la soglia della povertà ha investito in pieno la classe impiegatizia che era, sino ad ieri, per il nostro territorio, il ceto economicamente più forte, non avendo, nella Locride, aziende o industrie che possano garantire ulteriori sbocchi occupazionali, mentre quella che doveva essere la vocazione naturale per la nostra terra, il turismo, boccheggia di fronte ad una crisi più generale che ha coinvolto l’intero sistema economico occidentale.
Non penso, Signor Presidente di affermare argomenti a Lei sconosciuti, anzi. Ma sono convinto che giorno per giorno, minuto per minuto, per la Locride è sempre un giorno di ritardo, ogni minuto che si perde nel non aver trovato rimedi, soluzioni, speranze equivale ad umiliarla ancora di più. Ridiamo, Signor Presidente, dignità a questo territorio. Non assistenzialismo, ma speranza per un futuro più certo e meno drammatico. Non significa offrire assistenzialismo, ad esempio, se si riesce a proporre soluzioni lavorative ottimali per gli operai forestali, quando si assiste, ormai, ad un’incuria sconsiderata delle nostre montagne, e ad un’assenza dell’uomo nella prevenzione di disastri naturali come le alluvioni. Più in generale bisogna ridare speranza alle famiglie, ai nostri giovani, alla gente della Locride che vuole continuare a vivere in questo lembo di Calabria. Offriamo strumenti per uscire dallo scoramento, dalla rassegnazione, offriamo strumenti per combattere il male e questo lo si può combattere solamente proponendo soluzioni per uscire fuori da contesti fuorvianti del vivere civile.
Come Pastore della Chiesa di Locri – Gerace, sono disponibile, Signor Presidente, a fare la mia parte, scendendo in campo attivamente per esercitare il compito che mi è più attinente, ma, nello stesso tempo dovrà essere come un gioco di squadra, nel tentativo di coinvolgere le forze sane e gli uomini di buona volontà per dare nuovo slancio e nuova linfa a questa terra.
Vorrà perdonarmi se L’ho importunata, ma ho tanta fiducia nella Sua persona e nell’entusiasmo con il quale affronta i problemi della nostra terra.
Le auguro buone feste, assieme a tutta la famiglia, mentre L’assicuro del mio costante ricordo nella preghiera.
+ p. Giuseppe Fiorini Morosini
Vescovo di Locri-Gerace |
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