Ricordi, confessioni e riflessioni ...da una Giornata Mondiale della Gioventù

   
 
 

E' appena trascorsa poco più di una settimana dallo spegnimento dei riflettori sulla Celebrazione Eucaristica presieduta dal Santo Padre, Benedetto XVI, all'interno dell'affollatissimo aeroporto militare madrileno “Cuatro Vientos” a conclusione della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù. Per i 13 pellegrini della Locride – grazie all'intermediazione di don Pino Demasi, generosamente accolti ed ospitati da una più grande carovana di circa 300 giovani ed accompagnatori messa in piedi dalla Diocesi di Oppido-Palmi –  il rientro è seguito ad un prolungamento dell'esperienza di ulteriori 2 giorni trascorsi a Lourdes. E' difficile racchiudere in poche righe la variegata serie di emozioni (quasi tutte positive) esternate dai giovani durante il pellegrinaggio e lungo la via del ritorno. Dal continuo susseguirsi di pubblicazioni sul più popolare tra i social networks, sembra che l'esperienza della GMG sia ancora “viva” e perdurante tra i partecipanti delle due predette realtà territoriali.
Glissando sui particolari, a giudicare da quanto condiviso dai giovani del “Bus n.4 – Don Fortunato” (dal foglio A4 contrassegnante l'autobus su cui hanno viaggiato i pellegrini di Locri-Gerace assieme ai giovani e animatori AC di Taurianova), è emerso come i momenti di difficoltà affrontati durante il soggiorno in Spagna siano stati, più che ostacoli forieri di scoraggiamento, occasioni di prova momentanea dopo la quale ripartire con maggior slancio ed entusiasmo. Del resto, durante la S. Messa dinanzi alla Grotta di Lourdes, celebrata nella tarda mattinata del 21 agosto per i pellegrini provenienti dalla GMG, Mons. Benedetto Tuzia (Vescovo Ausiliario Roma – Nepi) ha evidenziato la mirabile coincidenza del tema della GMG - che fa riferimento ad un “radicamento” nella fede - con le prove (caldo, sete, code interminabili, temporale estivo) affrontate e superate dai giovani durante la veglia. Quasi tutti i giovanissimi hanno descritto come “magiche” le esperienze dei pochi ma interminabili minuti del “silenzio di adorazione” che ha coinvolto tutti i partecipanti alla veglia notturna di “Cuatro Vientos” e della “preghiera davanti alla Grotta” svolta durante la successiva tappa di Lourdes. Altri hanno sottolineato la bellezza del sentirsi uniti a tanti giovani di ogni razza, nazione e lingua e, in particolare, dell'essere riusciti a creare una positiva sintonia con gli altri compagni di autobus di diversa provenienza territoriale, auspicando il ripetersi di analoghe iniziative (molti hanno già iniziato a ipotizzare la partecipazione alla GMG Missionaria di Rio del 2013) e di momenti di incontro tra i giovani delle due diocesi. Qualcun altro, ancora, ha messo in guardia sulla necessità di non fermarsi all'esteriorità o alle semplici emozioni vissute o ai sentimentalismi e di puntare a quello che veramente è essenziale e dà come frutti concreti quelli scaturenti dalle virtù della Fede, della Speranza e, soprattutto, della Carità.
Personalmente, confesso di non essere stato in grado di vivere il grosso delle emozioni condivise dalla maggioranza dei giovani e sopra sinteticamente evidenziate. Le difficoltà e il crollo di tante piccole fallaci (forse perché fondate su fattori antropologici e non ...sulla fede) aspettative mi hanno fatto vacillare alla grande! Spero, confidando nell'infinita Misericordia del Padre, che almeno la consapevolezza della mia debolezza possa costituire elemento di grazia da cui ripartire umilmente ma e con fiducia nel cammino di fede.
Certo, considerando che quest'ultimo meeting mondiale dei giovani è oramai concluso, potremmo porci tante domande riguardanti il “dopo”, cioè l'“oggi” evangelico nel quale dovrebbe attuarsi la conversione e la messa in pratica delle opere della salvezza di ogni cristiano.  Rivolgendo a noi, cittadini del Regno, la domanda provocante rivolta da Gesù ai pellegrini che precedentemente avevano seguito “più grande tra i nati da donna”, potremmo chiederci: “cosa/chi siamo andati a cercare?”. Detratti i ricordi, le foto, i cimeli e la stessa medaglia costituita dall'ennesima partecipazione ad un evento straordinario di cui fregiarci e, casomai, vantarci con gli amici, cosa rimane in noi di quanto vissuto in quest'ultima GMG così come in ogni altra, più o meno straordinaria, occasione di incontro con il Signore? Cosa saremo in grado di rendere di ciò che abbiamo (o crediamo e diciamo di aver) ricevuto? Avremo fatto sufficiente esperienza del valore dell'acqua e del cibo al punto di evitarne gli sprechi? Avremo compreso il valore del  nostro comodo letto e di un riparo al punto da alleviare o, quantomeno, evitare di appesantire le croci di chi ha lasciato tutto per emigrare? Avremo cantato con sufficiente convinzione: “Firmes en la fe” al punto da non poter vivere senza santificare la Domenica? Avremo capito l'importanza della logica della condivisione al punto da uscire dal circolo vizioso dell'onnipresente, manifesta o velata, competizione?
Mi viene in mente - tra le tante immagini simboliche, mediante le quali, la tradizione cristiana ha, nei secoli, rappresentato Gesù e il seguace modello - l'icona del pellicano, che, nei momenti di difficoltà, ha l'attitudine di squarciarsi il petto per dare “se stesso” da mangiare ai suoi piccoli. A tale icona, rimanendo nell'ambito ornitologico, potremmo contrapporre in perfetta antitesi quella del cuculo che, sempre per istinto, ha l'attitudine non solo di mimetizzarsi da figlio e - pascendosi in nidi per i quali altri hanno lavorato - godere indebitamente di cure ed ospitalità materne ma anche di far ciò a scapito dei veri figli ai quali il nido era riservato, e dal quale questi ultimi si vedono ingiustamente soffocati se non ...scaraventati fuori. Due immagini estremamente distanti e verso le quali tutti noi, durante il nostro cammino di fede, in qualche modo, consapevolmente o meno, tendiamo. Probabilmente non esistono vie di mezzo. La vita in Cristo è una questione di campo. Se scegli Lui, lasci “dietro” tutte le cose, scegli la (sapienza della) Croce e servi. Se scegli le astuzie del mondo, lotti per accaparrarti “ad ogni costo” il tuo spicchio quotidiano di mondo, scarti lo scandalo della croce o, tuttalpiù, te ne fregi, te ne servi ma...non servi.
E noi? Alla fine di questa breve ma intensa esperienza così come alla fine del nostro percorso di vita, saremo (stati) cuculi o pellicani?
Mettiamo questa salutare inquietudine nelle mani della Madre che - attraverso l'immagine indelebile riposta presso la Grotta di Lourdes, che la rappresenta nel nostro ricordo - ha silenziosamente vegliato su tanti nostri vuoti discorsi come sui tanti preziosi silenzi custoditi all'interno del cuore dei giovani partecipanti. Possa Maria, Immacolata madre della Misericordia, procurare in noi la breccia attraverso la quale, mediante il soffio dello Spirito, possiamo, a nostra volta, essere introdotti, confermati e radicati nel Figlio, unica vera porta e via che conduce al Padre.