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| Intervento di don Vincenzo Varone | ||||||||||||||||||
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Famiglia comunità di vita e d’amore Riscoprire il volto ecclesiale della Famiglia Locri 21 settembre 2009 Don Vincenzo Varone Nell’ambito della tematica del vostro convegno “Costruire comunità cristiane adulte: giovani e famiglie insieme” vengo a voi, in sostituzione di Mons. Renzo Bonetti per tracciare alcune linee importantied essenziali sul tema proposto per questa relazione. Saluto il Vescovo, Mons. Morosini, i sacerdoti, i religiosi e i laici presenti, qui adunati per prendere coscienza, insieme, della chiamata di Dio nella consapevolezza di un rinnovato impegno per la vita della Chiesa che è in questa Diocesi di Locri-Gerace. Siamo convocati qui per aprire nuove frontiere di coraggio e di sfide, docili e disponibili a dare corpo al Bene di tutti. Viviamo un anno dedicato ai sacerdoti ma tutti siamo impegnati a costruire santità attraverso dei ministeri autentici e fecondi. La famiglia, oggi più che mai, nella chiesa e nella società, è chiamata ad essere se stessa come modello (mistero-sacramento) e come realtà di speranza che esprime realmente la verità di se stessa. La comunione di vita e di amore è pertanto, non uno slogan, ma una dimensione profonda e vera dell’essere della famiglia come unica realtà creata che esprime, al massimo del creaturale, la bellezza della comunione, della vita e dell’amore. La famiglia, infatti, non si ispira a queste dimensioni, ma li incarna nel suo essere, potremmo dire che non vi è famiglia che non sia “comunione di vita e di amore”. A tal riguardo si può sottolineare come giovani e famiglia non sono due realtà assimilabili in quanto radicalmente diverse tra loro. I “giovani” è una fascia d’età della persona che è chiamata ad aprirsi al dono della chiamata; la famiglia è sacramento! Dire la famiglia sacramento significa dire che “è una realtà santificante e santificatrice” voluta da Dio “immagine e somiglianza di Lui” (cfr. Gen 2, 24), realtà destinata ad essere una risorsa per la società e per la Chiesa in virtù della sua “anima spirituale”. La famiglia sacramento è presenza di Gesù! Possiamo dire, quindi, che giovani e famiglia sono qualità di vita diverse che non possono essere lette alla luce del ben-essere, ma nella verità della loro destinazione; sono due situazioni importanti ma solo la famiglia è risorsa in quanto incarna uno stato di vita nella sua sostanza;i giovani hanno la caratteristica di essere aperti ad una nuova vocazione come maturazione del dono battesimale; la famiglia lo è già! Proprio per questo allora la qualità dell’amore nella famiglia è capace di far giungere la persona alle vette dell’amore! La Grazia sacramentale fa essere la famiglia “matrimonio” e la specifica nella sua essenzialità: è comunità di vita e di amore del tipo massimo! In FC 13 si dice: “…l’amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi partecipano e sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si dona sulla Croce…”. La carità coniugale non è una realtà esterna alla coppia ma è la “loro comunione delle persone” (cfr FC 15) che nella inter-relazione dice il grande mistero di amore di Cristo con la sua Chiesa (cfr. Ef 5). La famiglia ha la sua origine e la sua originalità in Dio comunione di persone (Trinità) che si dona in uno scambio di amore totale a tal punto far diventare “una carne sola” la natura di Dio e la natura umana (Incarnazione di Gesù). Tale scambio e tale dono si esprimono totalmente nell’essere sacramento delle nozze dello Sposo (Cristo) che chiama alle nozze eterne (Ap 22, 17) la sua Chiesa-sposa. La comunità di vita e di amore è allora, per gli sposi, un dono persistente che dura per tutta la vita della coppia: “Il dono di Gesù Cristo non si esaurisce nella celebrazione del sacramento del matrimonio, ma accompagna i coniugi lungo tutta la loro esistenza” (FC 56b). La comunione di vita e di amore è dunque uno stato e condizione di vita di Grazia comunicata dalla forza del sacramento: come nell’Eucaristia perdura la presenza reale, così nel matrimonio perdura la grazia della comunione di vita e di amore! Il concilio Vaticano II nella Gaudium et Spes al N° 48 dice espressamente: “Il Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Inoltre rimane con loro perché, come Egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per essa, così anche i coniugi possono amarsi l’un l’altro fedelmente per sempre con mutua dedizione” (GS 48b). “Per questo motivo i coniugi cristiani sono corroborati e come consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro stato. Ed essi, compiendo in forza di tale sacramento il loro dovere coniugale e familiare, penetrati dallo Spirito di Cristo, per mezzo del quale tutta la loro vita è pervasa di fede, speranza e carità, tendono a raggiungere sempre più la perfezione e la mutua santificazione, e perciò insieme partecipano alla glorificazione di Dio” (GS 48). Nella Familiaris consortio, Giovanni Paolo II, dice in forma solenne che: “…come dal sacramento derivano ai coniugi il dono e l’obbligo di vivere quotidianamente la santificazione ricevuta, così dallo stesso sacramento discendono la grazia e l’impegno morale di trasformare tutta la loro vita in un continuo «sacrificio spirituale»” (FC 56). I coniugi, nella famiglia sono chiamati all’amore con una vocazione ricevuta dal Dio Creatore, arricchita da Gesù Redentore e consacrata dallo Spirito Santo, una vocazione che prende tutta l’esistenza dei coniugi, e si coinvolge nella loro “carne”. La loro donazione totale di “corpo e spirito”: “Il «luogo» unico, che rende possibile questa donazione secondo l'intera sua verità, è il matrimonio, ossia il patto di amore coniugale o scelta cosciente e libera, con la quale l'uomo e la donna accolgono l'intima comunità di vita e d'amore, voluta da Dio stesso (cfr. «Gaudium et Spes», 48), che solo in questa luce manifesta il suo vero significato. L'istituzione matrimoniale non è una indebita ingerenza della società o dell'autorità, ne l'imposizione estrinseca di una forma, ma esigenza interiore del patto d'amore coniugale che pubblicamente si afferma come unico ed esclusivo perché sia vissuta così la piena fedeltà al disegno di Dio Creatore. Questa fedeltà, lungi dal mortificare la libertà della persona, la pone al sicuro da ogni soggettivismo e relativismo, la fa partecipe della Sapienza creatrice”. La comunione di vita e di amore nella coppia si esprime quotidianamente con gesti concreti e con il “linguaggio del corpo” in una convivenza fatta di fedeltà, amicizia, perdono reciproco, fecondità, educazione… la storia della coppia diventa così storia di salvezza, cioè un segno portatore del dono di Dio al suo popolo. Lo stato di vita matrimoniale vissuto come vocazione alla santità, non è una semplice istituzione naturale elevata ad un livello più alto, è la Chiesa stessa che è costituita nella sua prima cellula, la “Chiesa domestica”. Il sacramento del matrimonio, donato ai coniugi per la santificazione propria, dei figli e delle altre famiglie, è “servizio” all’annuncio di Cristo e all’evangelizzazione (CCC 1534) che la coppia vive in prima persona per essere e fare chiesa a partire dalla loro casa. Si rivela così una famiglia bella che è fonte della gioia di Dio e che è Dio. Credere nell’amore significa avere nel cuore la consapevolezza che nella coppia abita Dio-Spirito Santo, fonte dell’amore e della gioia, della gratitudine e della libertà. Lo Spirito Santo insegna alla coppia a ringraziare Dio per la propria vocazione, autentica vocazione alla santità fondata da Gesù sul sacramento delle nozze. Il sacramento delle nozze consacra la famiglia e dona santità e felicità nel grande dono-disegno dell’amore. Giovanni Paolo II nella FC 16 ha detto che “il matrimonio e la verginità sono i due modi di esprimere e di vivere l’unico Mistero dell’Alleanza di Dio con il suo popolo”. Tutti i gesti del matrimonio hanno il valore e la capacità di santificare: gli sposi sono consacrati all’amore, alla fecondità: donarsi vita e farsi vivere l’uno con l’altro e insieme agli eventuali figli. Se la coppia intuisce il significato spirituale e divino dei suoi rapporti coniugali e familiari capirà anche il valore del dialogo interpersonale nutrito di preghiera, di lode, di vita eucaristica, di ritorno alla fonte battesimale attraverso il perdono sacramentale, di quotidiana consegna di sé all’altro in Dio e a Dio nell’altro. La grazia sacramentale opera così una trasformazione graduale nell’essere della coppia, iscrive nella loro carne la somiglianza dell’una carne eucaristica tra Cristo e la Chiesa. La loro comunione feconda diventa missione, cioè segno, punto di riferimento, icona della Chiesa, sorgente di grazia per la famiglia, la Chiesa il mondo. Il disegno di Dio creatore è quello che la famiglia, per la sua identità e la sua missione, sia intima comunità di vita e di amore “in una tensione che, come ogni realtà creata e redenta, troverà il suo compimento nel Regno di Dio” (FC 17). Ciò che la famiglia è chiamata a fare è ciò che la famiglia è “custodire, rivelare e comunicare l’amore” (FC 17). Non c’è altra realtà creata capace di maggiore comunione e di amore più intimo! Questa famiglia pertanto è capace di formare comunità di persone (in famiglia si impara la relazione primordiale dell’amare a partire dal sentirsi amati – pensiamo ad un bambino…); è capace di donare la vita (Dio amore e l’amore danno vita!); educa la persona alla libertà nella società e nella Chiesa. La famiglia partecipa alla missione della Chiesa “facendo” chiesa nel suo stesso essere comunità d’amore e di vita. Sul modello della famiglia noi diciamo che la Chiesa è famiglia! Trasmettere la fede significa per la famiglia “evangelizzare”. Sappiamo che annunciare il Vangelo non è puro tecnicismo ma è una “grazia del Signore”, è l’effusione dello Spirito Santo (Pentecoste). Il vangelo non è un teorema ma una persona che si comunica per contagio di relazione. Evangelizzare è un’esigenza dell’amore che comunica amore: lo Spirito Santo donato alla coppia dona loro un cuore nuovo e li rende capaci di amarsi e di amare come Cristo: “Lo Spirito Santo viene donato ai coniugi cristiani perché la loro comunione di vita e di amore sia, nella storia, un’imitazione e una partecipazione della mirabile comunione che è propria del mistero di Cristo”. Benedetto XVI nel Discorso alle famiglie a Valencia (8 luglio 2006) diceva: I genitori hanno il dovere di amare erispettare i figli come persone e come figli di Dio… in particolare hanno la missione di educarli alla fede cristiana “La famiglia cristiana è chiamata chiesa domestica, perché manifesta e attua la natura la natura comunionale e familiare della Chiesa come famiglia di Dio. Ciascun membro, secondo il proprio ruolo, esercita il sacerdozio battesimale, contribuendo a fare della famiglia una comunità di grazie e di preghiera, una scuola delle virtù umane e cristiane, il luogo del primo annuncio della fede ai figli. Ancora le parole di Giovanni Paolo II dette all’episcopato latino-americano a Puebla il 28/1/1979: “La futura evangelizzazione dipende in gran parte dalla Chiesa domestica”. In effetti la famiglia è una singolare comunità che precede qualunque altra struttura: dallo Stato alla Parrocchia. La famiglia è una risorsa di grazia per la Chiesa, essa è dotata di carismi e ministeri propri: “la comunione dei coniugi da inizio alla comunità familiare” Gli sposi, in forza del loro sacramento, sono un dono per la Chiesa e per il mondo. Per natura sua è immersa nel mondo, dentro una rete relazionale “naturale” che è già una struttura di diffusione del vangelo: “La famiglia è di sua natura il luogo unificante oggettivo di tutta l’azione pastorale”. È vero quindi che “la parrocchia missionaria fa della famiglia un luogo privilegiato della sua azione, scoprendosi essa stessa famiglia di famiglie, e considera la famiglia non solo come destinataria della sua attenzione, ma come vera e propria risorsa dei cammini e delle proposte pastorali”. Il loro apporto nella vita della parrocchia, nella catechesi, nella carità è insostituibile, ma il suo stile collaborativo è fondamentale! La famiglia evangelizza con la preghiera, con la condivisione della vita e della “poca fede”, con l’esempio e il dono concreto dell’amore nella quotidianità dell’esistenza. Un’esperienza: La Comunità Familiare di Evangelizzazione (CFE) Comunità: perché è “La chiesa che si riunisce nella tua casa” (Rm 16, 15) per lodare il Signore, ascoltare la sua Parola e vivere rapporti di fraternità e amicizia; Familiare: perché è una comunità che ha come guida una coppia si sposi che, per grazia del sacramento del matrimonio e per mandato del parroco, rende presente e attualizza Gesù che ama la sua Chiesa e perché, incontrandosi nelle case, contribuisce a dare forma familiare a tutta la comunità parrocchiale: ogni famiglia infatti è seme di Chiesa; di Evangelizzazione: perché ha come scopo di accogliere e far crescere i nuovi discepoli nel Signore e stimolare ogni membro a evangelizzare all’interno del proprio ambiente di vita. Pertanto è destinata costantemente a moltiplicarsi; in Parrocchia: perché la CFE inizia, ma non compie la pienezza della Chiesa. La CF è chiamata ad esprimere visibilmente l’appartenenza all’unico mistico Corpo di Cristo, accogliendone la sua Parola autorevole e il corpo Eucaristico nella comunità più grande, che è la parrocchia in comunione con il Vescovo. Si svolge settimanalmente ed è scandita da 7 momenti ben calibrati nei tempi: Preghiera di lode e ringraziamento (15 m); Condivisione (20 m); Insegnamento (15 m); Approfondimento (15 m); Notizie utili e problemi pratici (5 m); Preghiera di intercessione (10 m); Preghiera sui fratelli presenti (10 m).
A riguardo del peccato mi piace ricordare, fra tutte, l’esperienza di Osea… la forza dell’amore è l’unica capace di trasformare il dolore e l’amarezza in gioia facendo diventare bello ciò che è stato dilaniato dal peccato e dal tradimento. Nella vita di coppia e di famiglia il perdono: traduce la pazienza dell’amore che fa gustare la gioia di un incontro e che è l’unico capace di conversione totale. Amore prolungato nel tempo. Nel dialogo (andare verso l’altro): si traduce la capacità di portare la pazienza dell’amore per scoprire con gioia la bellezza dell’altro. Alla luce di tutto possiamo leggere:
Alle famiglie diciamo allora: voi siete il matrimonio, il vostro sacramento è un dono non una conquista! |
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