Presntazione di Mons. Morosini

 

PRESENTAZIONE CONVOCAZIONE DIOCESANA

Siderno 21-28 settembre 2009

Carissimi,
Vi do il benvenuto a questo nostro incontro diocesano di riflessione e di progettazione all’inizio del nuovo anno pastorale. E’ la seconda convocazione diocesana alla quale partecipo, dopo il mio ingresso in Diocesi.
Questi incontri sono stati pensati e progettati in due riunioni degli uffici di Curia, durante i quali, volendo rimanere in una linea di continuità con il lavoro pastorale che la Diocesi sta conducendo da anni, ne abbiamo determinato gli obiettivi di fondo e l’articolazione dettagliata, così come oggi la vedete. Vada il mio e vostro ringraziamento a quanti hanno dato il loro contributo in quelle riunioni, in modo particolare a D. Piero Romeo, che ha dato esecuzione a quanto fu deciso e programmato di comune accordo. Ringrazio anche i relatori e quanti, tra voi, sacerdoti, religiosi e laici avete dato il contributo per agevolare il nostro lavoro.
Quest’anno abbiamo pensato di impostare le nostre giornate in modo diverso dagli altri anni, per facilitare in modo più articolato e incisivo la partecipazione di tutti voi.
In questi primi due giorni ascolteremo quattro relazioni e avremo modo di dialogare con i relatori. Poi, l’iniziativa passa alle realtà parrocchiali, nel senso che nei giorni 23-25 settembre, sulla base di alcune domande che vi verranno consegnate, sarete voi nelle singole parrocchie a dare il vostro contributo, soprattutto in chiave di scelte pastorali, sui temi e contenuti delle relazioni ascoltate. La sintesi delle vostre discussioni dovrà essere inviata al Vicario di ogni singola zona pastorale di appartenenza, che redigerà una relazione finale e che verrà letta lunedì 28 settembre nell’incontro conclusivo a Gerace, al quale seguirà la Santa Messa di invocazione allo Spirito Santo, perché illumini e guidi il nostro lavoro durante il prossimo anno pastorale.

1. Il tema dell’incontro

Il tema del nostro incontro non si discosta da quello dello scorso anno, anzi, come ho già affermato, è in linea di continuità con esso. Ricordate il tema dello scorso anno: Comunità che convoca, comunità che genera; era articolato in tre momenti: chiamati per condividere, chiamati per costruire, chiamati per generare.
Quest’anno il tema ha come sottofondo ancora l’obiettivo di una comunità adulta nella logica di quanto vi dicevo lo scorso anno: “Costruire comunità di fede, all’interno delle quali bisogna realizzare la comunione delle diverse vocazioni nella Chiesa”. Esortavo, pertanto, tutte le parrocchie a rendere funzionanti “gli organismi di comunione, voluti dalla Chiesa”, perché sarebbe stata una perdita di tempo fare “grandi discorsi teologici sulla comunità e comunione” e poi difettare “del minimo, richiesto dalle leggi della Chiesa”.
Il tema di quest’anno è: Costruire comunità cristiane adulte. Giovani e famiglia: una risorsa per il futuro.
Nel pensare all’articolazione di questa nostra convocazione abbiamo fatto riferimento a tre dimensioni della nostra pastorale, legate alla comunità adulta: la famiglia, i giovani e le vocazioni, non come temi staccati tra loro, ma come espressione di quell’unità, che oggi vediamo in difficoltà e che ha determinato, tra l’altro, l’attuale emergenza educativa e la crisi del concetto di vita come vocazione, e quindi la crisi delle vocazioni di speciale consacrazione.
Ecco allora perché il convegno si articola su due grandi temi:
* Riscopriamo il volto ecclesiale della famiglia e la dimensione familiare della Parrocchia.
* Trasmettere alle nuove generazioni l’amore per la vita.
All’interno di questi temi gli argomenti delle quattro relazioni, così come potete leggere nel foglio invito.
Quando abbiamo pensato e progettato la presente Convocazione, abbiamo tenuto conto dell’emergenza educativa come problema serio che doveva interessare la nostra pastorale, ancor prima che la CEI scegliesse tale emergenza come oggetto di attenzione pastorale di tutta la Chiesa italiana per il prossimo decennio. Siamo stati, perciò, molto attenti e intuitivi nello sceglierlo. Ma lo siamo stati anche per il fatto che, come è poi risultato da una breve e ridotta indagine sulla pastorale giovanile nella nostra Regione, i giovani in realtà ci sfuggono; infatti quella che noi chiamiamo pastorale giovanile è di fatto una pastorale rivolta agli adolescenti. Ciò ha preoccupato i Vescovi della nostra Regione, tanto che nella prossima CEC del 6 e 7 ottobre si discuterà dell’opportunità di celebrare a breve tempo un convegno sulla pastorale giovanile in Calabria, preceduto da una indagine statistica sulla questione giovanile in Calabria. L’attenzione ai giovani è anch’essa una intuizione importante per noi.

2. Il tema nel contesto del nostro specifico sforzo di evangelizzazione

Naturalmente il tema di questo anno è in stretta relazione anche con le riflessioni e le discussioni che abbiamo fatto durante lo scorso anno sulla prima evangelizzazione e sulla metodologia specifica di essa, per noi sintetizzata nel Cammino Emmaus. Esso risponde alle esigenze di quell’evangelizzazione in stile catecumenale voluto dalla CEI, e che fa fatica a decollare, non solo in Diocesi ma un po’ in tutta Italia, segno che spesso siamo capaci di fare belle parole e importanti documenti, ma poi o non li mettiamo in pratica o ci stanchiamo nel proseguire il nostro cammino, arrendendoci dinanzi alle prime difficoltà. Come vi sarete accorti, io mi sforzo di guidare la Diocesi, non cercando di dire sempre cose nuove, ma di fare in modo che il già detto e programmato venga calato nella realtà pastorale di tutta la Diocesi. Se vi ricordate l’anno scorso introducendo i lavori della convocazione parlavo di pazienza nel camminare, tenendo conto “dei punti di partenza delle nostre comunità” ed esortavoa “proporre con decisione” e ad “accompagnare con pazienza, senza scoraggiarsi”. Rimango sulla stessa linea, esortandovi a non confondere pazienza e gradualità con indolenza e chiusura al nuovo che la Diocesi indica. Del resto molti di voi mi avete suggerito di riproporre le Indicazioni Pastorali dello scorso anno. Come più volte abbiamo sottolineato, e come risulta dall’esperienza delle nostre parrocchie che hanno utilizzato la metodologia catechetica in stile catecumenale, è proprio la famiglia ad essere tirata in ballo nel nuovo modo di svolgere l’evangelizzazione di iniziazione cristiana, pensato e proposto dalla CEI. E’ la presenza della famiglia, che si assume la responsabilità di trasmettere la fede, a rendere una comunità adulta, capace di accompagnamento dei giovani alle prese con le prime difficoltà incontrate cimentandosi con la vita, e capace altresì di essere comunione di vocazioni e quindi a generare anche le vocazioni di speciale consacrazione. L’attenzione alla famiglia deve essere tenuta alta nella pastorale delle singole parrocchie. Invito tutti a rileggere le Indicazioni Pastorali dello scorso anno, per riflettere sul reale impegno messo dalle comunità per rispondere alle proposte ivi contenute, al fine di rilanciare l’intera pastorale familiare nella Diocesi.

3. Giovani e vocazioni legate alla famiglia

Se la famiglia sarà al centro di una pastorale che vuole creare comunità adulte, è chiaro che deve prestare particolare attenzione ai giovani e alle vocazioni di speciale consacrazione: i giovani perché devono garantire la continuità di una comunità adulta, i consacrati (cioè sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose e laici consacrati nel mondo) perché devono garantire quel servizio pastorale loro specifico, che consente alla comunità l’accesso agli strumenti di salvezza. Anche per questi due aspetti della nostra pastorale rimando alle Indicazioni Pastorali dello scorso anno per verificare il nostro impegno in tal senso. Le relazioni che ascolterete sull’argomento, come vi sarete accorti leggendone il titolo, fanno leva sul grande tema della vita, sul quale trovano unità famiglia, giovani e vocazioni e che perciò è a fondamento dell’impegno a costruire comunità. Anche per questi aspetti della nostra pastorale rimando alle Indicazioni Pastorali dello scorso anno, senza ripetermi ulteriormente. Riguardo al tema delle vocazioni di speciale consacrazione, lancio l’allarme sulla presenza delle Suore sul nostro territorio, non solo, ma anche degli Istituti laicali. La nostra Diocesi si va impoverendo di queste preziosissime presenze. Alle comunità chiuse in questo anno, si devono aggiungere quelle sulle quali pende la minaccia di una chiusura a breve scadenza, anche in posti nevralgici per il nostro territorio. Le comunità ecclesiali devono svegliarsi in tal senso. Bisogna creare una nuova cultura vocazionale e bisogna parlare della vita religiosa femminile. Si organizzino giornate di preghiera e di sensibilizzazione. Dovunque vado, Amministratori e fedeli chiedono la presenza delle Suore; ma mi chiedo se a questa richiesta accorata corrisponda anche un impegno fattivo per queste vocazioni, a partire da una considerazione positiva della consacrazione religiosa femminile, vero problema sul nostro territorio

4. Speranze riposte in questa convocazione

La prima e più immediata speranza è che nelle vostre rispettive comunità possiate lavorare numerosi attorno alle domande che vi saranno consegnate. Ci attendiamo delle relazioni corpose dai cinque Vicari con proposte operative. L’altra speranza è quella di veder crescere le nostre comunità verso una maturità sempre più piena. Una terza speranza è quella di non vedere queste giornate isolate, ma sostenute da uno sforzo di aggiornamento sempre continuo. Permettetemi qui di ricordare il prossimo inizio della nuova Scuola di formazione teologica, pensata per tutti gli operatori di pastorale e per quanti vogliono accedere ai ministeri e al Diaconato permanente. Spero che D. Bruno vorrà dirvi qualcosa tra oggi e domani su questo inizio. Nel frattempo aspettiamo le iscrizioni.

Non aggiungo altro. Vi chiedo di essere presenti al lavori in tutti e tre i giorni.

Auguro a tutti buon lavoro.

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