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| Presntazione di Mons. Morosini | ||||||||||||||||||
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PRESENTAZIONE CONVOCAZIONE DIOCESANA Siderno 21-28 settembre 2009 Carissimi, 1. Il tema dell’incontro Il tema del nostro incontro non si discosta da quello dello scorso anno, anzi, come ho già affermato, è in linea di continuità con esso. Ricordate il tema dello scorso anno: Comunità che convoca, comunità che genera; era articolato in tre momenti: chiamati per condividere, chiamati per costruire, chiamati per generare. 2. Il tema nel contesto del nostro specifico sforzo di evangelizzazione Naturalmente il tema di questo anno è in stretta relazione anche con le riflessioni e le discussioni che abbiamo fatto durante lo scorso anno sulla prima evangelizzazione e sulla metodologia specifica di essa, per noi sintetizzata nel Cammino Emmaus. Esso risponde alle esigenze di quell’evangelizzazione in stile catecumenale voluto dalla CEI, e che fa fatica a decollare, non solo in Diocesi ma un po’ in tutta Italia, segno che spesso siamo capaci di fare belle parole e importanti documenti, ma poi o non li mettiamo in pratica o ci stanchiamo nel proseguire il nostro cammino, arrendendoci dinanzi alle prime difficoltà. Come vi sarete accorti, io mi sforzo di guidare la Diocesi, non cercando di dire sempre cose nuove, ma di fare in modo che il già detto e programmato venga calato nella realtà pastorale di tutta la Diocesi. Se vi ricordate l’anno scorso introducendo i lavori della convocazione parlavo di pazienza nel camminare, tenendo conto “dei punti di partenza delle nostre comunità” ed esortavoa “proporre con decisione” e ad “accompagnare con pazienza, senza scoraggiarsi”. Rimango sulla stessa linea, esortandovi a non confondere pazienza e gradualità con indolenza e chiusura al nuovo che la Diocesi indica. Del resto molti di voi mi avete suggerito di riproporre le Indicazioni Pastorali dello scorso anno. Come più volte abbiamo sottolineato, e come risulta dall’esperienza delle nostre parrocchie che hanno utilizzato la metodologia catechetica in stile catecumenale, è proprio la famiglia ad essere tirata in ballo nel nuovo modo di svolgere l’evangelizzazione di iniziazione cristiana, pensato e proposto dalla CEI. E’ la presenza della famiglia, che si assume la responsabilità di trasmettere la fede, a rendere una comunità adulta, capace di accompagnamento dei giovani alle prese con le prime difficoltà incontrate cimentandosi con la vita, e capace altresì di essere comunione di vocazioni e quindi a generare anche le vocazioni di speciale consacrazione. L’attenzione alla famiglia deve essere tenuta alta nella pastorale delle singole parrocchie. Invito tutti a rileggere le Indicazioni Pastorali dello scorso anno, per riflettere sul reale impegno messo dalle comunità per rispondere alle proposte ivi contenute, al fine di rilanciare l’intera pastorale familiare nella Diocesi. 3. Giovani e vocazioni legate alla famiglia Se la famiglia sarà al centro di una pastorale che vuole creare comunità adulte, è chiaro che deve prestare particolare attenzione ai giovani e alle vocazioni di speciale consacrazione: i giovani perché devono garantire la continuità di una comunità adulta, i consacrati (cioè sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose e laici consacrati nel mondo) perché devono garantire quel servizio pastorale loro specifico, che consente alla comunità l’accesso agli strumenti di salvezza. Anche per questi due aspetti della nostra pastorale rimando alle Indicazioni Pastorali dello scorso anno per verificare il nostro impegno in tal senso. Le relazioni che ascolterete sull’argomento, come vi sarete accorti leggendone il titolo, fanno leva sul grande tema della vita, sul quale trovano unità famiglia, giovani e vocazioni e che perciò è a fondamento dell’impegno a costruire comunità. Anche per questi aspetti della nostra pastorale rimando alle Indicazioni Pastorali dello scorso anno, senza ripetermi ulteriormente. Riguardo al tema delle vocazioni di speciale consacrazione, lancio l’allarme sulla presenza delle Suore sul nostro territorio, non solo, ma anche degli Istituti laicali. La nostra Diocesi si va impoverendo di queste preziosissime presenze. Alle comunità chiuse in questo anno, si devono aggiungere quelle sulle quali pende la minaccia di una chiusura a breve scadenza, anche in posti nevralgici per il nostro territorio. Le comunità ecclesiali devono svegliarsi in tal senso. Bisogna creare una nuova cultura vocazionale e bisogna parlare della vita religiosa femminile. Si organizzino giornate di preghiera e di sensibilizzazione. Dovunque vado, Amministratori e fedeli chiedono la presenza delle Suore; ma mi chiedo se a questa richiesta accorata corrisponda anche un impegno fattivo per queste vocazioni, a partire da una considerazione positiva della consacrazione religiosa femminile, vero problema sul nostro territorio 4. Speranze riposte in questa convocazione La prima e più immediata speranza è che nelle vostre rispettive comunità possiate lavorare numerosi attorno alle domande che vi saranno consegnate. Ci attendiamo delle relazioni corpose dai cinque Vicari con proposte operative. L’altra speranza è quella di veder crescere le nostre comunità verso una maturità sempre più piena. Una terza speranza è quella di non vedere queste giornate isolate, ma sostenute da uno sforzo di aggiornamento sempre continuo. Permettetemi qui di ricordare il prossimo inizio della nuova Scuola di formazione teologica, pensata per tutti gli operatori di pastorale e per quanti vogliono accedere ai ministeri e al Diaconato permanente. Spero che D. Bruno vorrà dirvi qualcosa tra oggi e domani su questo inizio. Nel frattempo aspettiamo le iscrizioni. Non aggiungo altro. Vi chiedo di essere presenti al lavori in tutti e tre i giorni. Auguro a tutti buon lavoro. |
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