Bruno e Raffaele raccontano la loro GMG

“Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi”. Le parole indirizzate da Gesù agli Apostoli, ripetute ai giovani da Benedetto XVI a Sydney, nell’Ippodromo di Randwick, il20 luglio scorso, in occasione della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, risuonano ancora nel cuore di chi ha avuto la gioia di vivere questa indimenticabile esperienza.

Nella città Australiana, la diocesi di Locri-Gerace aveva due suoi rappresentanti ufficiali, due “sentinelle” che avevano ricevuto il mandato dal vescovo, mons. Giuseppe Fiorini Morosini.

Hanno fatto tesoro di questo evento di grazia e sono tornati con l’animo rinfrancato e con una carica nuova, utile da trasmettere ai tanti ragazzi della Locride che hanno seguito la GMG soltanto attraverso i mezzi di comunicazione.

Bruno e Raffaele ci hanno raccontato il loro viaggio e le sensazioni provate, forse in questi casi le parole si rivelano insufficienti per dire tutto ciò che si vorrebbe.

Bruno Dattilo è partito dalla parrocchia di “S. Mariadel Pozzo” diArdore Marina, fino a l’anno scorso non pensava affatto di partire per la terra dei canguri. “Un anno fa mi è stato chiesto se avessi intenzione di andare a Sydney per la GMG e la mia risposta è stata negativa e secca”. Ma le cose cambiano senza che ce ne accorgiamo, c’era qualcosa che attirava Bruno la cui decisione è completamente cambiata. E così, dopo un volo di 24 ore, si è ritrovato dall'altra parte del pianeta a far parte del gruppo dei giovani rappresentanti la Calabria. “A Sydney mi sono ritrovato in uno scenario incerdibbile -dice- in una terra già di per sé cosmopolitae multietnica, che abbracciava una marea di giovani provenienti da ogni parte del cosmo”. Uno tsunami di fede (definizione utilizzata dal vescovo di Sydney, il cardinale Fisher) inondava le vie di quella meravigliosa città.guidati da un comune denominatore: lo Spirito Santo. “Ho vissuto giorni intensi –ricorda ancora Bruno- giorni di preghiera comunitaria, di raccoglimento, ascolto e confronto. Le molte diversità che ho incontrato mi hanno confermato che ognuno di noi è unico e irripetibile, con un proprio pellegrinaggio terreno ed un proprio carisma”. Ed ancora: “Ho capito che il soffio dello Spirito Santo che conduce alla santità non si trova nè si ascolta nel caos delle piazze, in internet o allo stadio,ma nel silenzio, nella meditazione, nel deserto dell'anima”. L’ultimo pensiero di Bruno è rivolto al futuro: “Dopo Sydney, voglio essere sempre più vicino a Cristo ed abbracciare con Lui le croci che incontrerò lungo la vita”.

L’altro giovane, Raffaele Romeo, è partito da Locri dove svolge il Servizio Civile presso l’Oratorio salesiano di Locri alternato al volontariato presso la Caritas diocesana.

Il suo racconto parte da un piccolo episodio: “Appena arrivato in aeroporto ho visto un mappamondo in un negozietto, l’ho girato per vedere l’Australia ed ho capito che ero andato davvero lontano”. A parte ciò, Raffaele dice: “Ho capito pure, che io e gli altri giovani non eravamo andati lì per fare una vacanza ma per incontrare Gesù. E’ vero che Gesù si incontra ad ogni angolo, lì lo abbiamo trovato in una società moderna, poco tradizionalista, aperta; forse conservatrice soltanto negli immigrati calabresi”.
E’ stato davvero grande il calore dimostrato dai tanti emigranti, “soprattutto quelli delle nostra diocesi”, ripete Raffaele che ricorda alcuni dei momenti più entusiasmanti: “La festa degli italiani, quando ci siamo riuniti oltre diecimila italiani ed era immensa la gioia di stare insieme. La via crucis così ben inserita nel contesto sociale e adeguata al linguaggio giovanile. Il pellegrinaggio alla Cattedrale St. Mary, con la preghiera alla Vergine regina del sud e la venerazione davanti alle spoglie di Pier Giorgio Frassati. Gli incontri di catechesi con i vescovi incentrate sullo Spirito Santo. E poi il pellegrinaggio dalla periferia di Syndey attraverso l’Harbour Bridge, per le vie del centro cittadino costeggiando la stupenda baia fino all’Ippodromo di Randwick. Ricordo le sensazioni provate nella veglia, quando durante l’esposizione del Santissimo abbiamo potuto assaporare una vera Pentecoste e ricordo il silenzio sopra di noi, 500 mila giovani in ginocchio, in una notte fredda dell’inverno australiano”.

L’impegno di Raffaele adesso è quello di “essere fedele testimone del Vangelo” ma, dice inoltre: “Voglio raccontare la mia esperienza per coinvolgere e avvicinare alla Chiesa sempre di più i giovani che sono lontani”.

Chiudiamo questa conversazione con Bruno e Raffaele risentendo l’eco delle parole del santo padre Benedetto XVI: “Cari giovani, permettetemi di farvi ora una domanda. Che cosa lascerete voi alla prossima generazione? State voi costruendo le vostre esistenze su fondamenta solide, state costruendo qualcosa che durerà? State vivendo le vostre vite in modo da fare spazio allo Spirito in mezzo ad un mondo che vuole dimenticare Dio, o addirittura rigettarlo in nome di un falso concetto di libertà?

Come state usando i doni che vi sono stati dati, la forza che lo Spirito Santo è anche ora pronto a effondere su di voi? Che eredità lascerete ai giovani che verranno? Quale differenza voi farete? La forza dello Spirito Santo non ci illumina soltanto né solo ci consola. Ci indirizza anche verso il futuro, verso l’avvento del Regno di Dio. Che magnifica visione di una umanità redenta e rinnovata noi scorgiamo nella nuova era promessa dal Vangelo…”.

Parole che cerchiamo di far rimbalzare tra i nostri giovani di Locri, della diocesi e dell’intera Calabria.

Giovanni Lucà