L'angolo delle responsabilità
   
rubrica a cura della "Commissione Giustizia e Pace" diocesana

 

“Il coraggio della PACE

La storia ci insegna che vi è una umanità spesso fragile di fronte a scelte inerenti la civile convivenza. Itempi, da sempre, registrano un tragico susseguirsi di conflitti locali, nazionali e mondiali, così virulenti e ravvicinati da essere indotti a sconcertanti deduzioni: agli uomini manca il coraggio di ricercare, attraverso il confronto, il dialogo, la ricomposizione di divergenze, di contrasti generati, spesso, da particolari situazioni sociali, finanziarie, economiche, territoriali, ideologiche, religiose, etniche, culturali, legate alla contiguità mal sopportata, per cui si finisce con l’affidare la risoluzione delle problematiche che dividono all’impiego della forza, della violenza, delle armi, che, per vetusta e consumata esperienza, non porta ad altro che a distruzione e morte.

Nonostante i fatticontinuino a dimostrare la verità affermata da Benedetto XV, il papa che visse gli orrori della prima guerra mondiale, cioè che “La guerra è una inutile strage”, gli uomini non trovano di meglio che autodistruggersi. Dal Soglio di Pietro, la voce autorevole dei papi si è sempre levata alta a favore della pace e contro ogni forma di violenza. È proprio di questi giorni l’accorato appello di Benedetto XVI di fermare l’ennesima ondata di violenza, di morte, che si è abbattuta in Terra Santa, martoriata da decenni da un’assurda chiusura tra etnie, razze e religioni. Arabi ed ebrei si contendono il medesimo territorio palestinese, quando sarebbe cosa saggia una pacifica convivenza di stati legittimamente costituiti e riconosciuti dal resto del mondo.

Questo è quanto nel Vicino Oriente, ma nel Lontano le cose non vanno meglio: mancanza di libertà, popoli che aspirano all’auto determinazione e trovano ostacoli a non finire, terrorismo e fondamentalismo rendono impossibile la vita ad intere popolazioni. In Africa le guerre non hanno più termine; in ogni continente si riscontrano gravi impedimenti perché si affermi la giustizia e la pace. Giovanni XXIII, che doveva essere un papa di transizione, apre il Concilio Vaticano II e pubblica la “Pacem in terris”, enciclica indirizzata a tutti gli uomini di buona volontà. Lettera aperta al mondo intero che lascia un segno indelebile perforza spirituale, capace di toccare il cuore dei potenti del tempo e scongiurare un conflitto nucleare dalle imprevedibili conseguenze per l’umanità. Nella “Pacem in terris” il papa enuncia quattro fondamentali pilastri: libertà, verità, giustizia e pace, da cui non si può assolutamente prescindere per una sana convivenza civile fra tutti i popoli della terra.

Il suo successore, Paolo VI, dà avvio all’ormai tradizionale messaggio di fine anno per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace. Benedetto XVI, quest’anno, al suo messaggio dà il titolo: “COMBATTERE LA POVERTA’ COSTRUIRE LA PACE”.

È impossibile la pace, dice, tra l’altro, il papa, se non si risolvono i problemarelativi alla povertà materiale, cioè la mancanza dei più elementari mezzi di sostentamento, quale la nutrizione del corpo, e la povertà immateriale che è nelle società ricche e progredite, dove vi sono “fenomeni di emarginazione, povertà relazionale, morale e spirituale: si tratta di persone interiormente disorientate, che vivono diverse forme di disagio nonostante il benessere economico…”. Non v’è dubbio, la pace è un bene prezioso, che va conquistato con coraggio, giorno dopo giorno, vincendo la fragilità umana, l’orgoglio che impedisce, spesso, di essere promotori d’atti d’umiltà, che consentono di compiere il primo passo, per aprire al confronto, al dialogo. Si opta, invece, per la rottura, l’odio, la chiusura, la contrapposizione; sidichiara la guerra, pur sapendo quali sono le tragiche conseguenze.

L’augurio per il nuovo anno, che rivolgiamo a noi stessi ed a chi desidera costruire la pace, è di osare, d’aver il coraggio di tendere la mano al proprio nemico, a chi vuole la guerra, per dissuaderlo e lottare insieme per la libertà, la verità, la giustizia, la pace.

Giuseppe Bumbaca